Bobath e linguaggio cibernetico

Dall’esercizio del gondoliere alla comunicazione intelligente . Carlo Alberto Rinolfi

feed back Il fisioterapista accompagna il movimento della gamba con il rinforzo della sua voce “Dai Dai! Bravo Carlo. Bravo!” urla con forza quando vede che la parte destra del mio busto si allunga verso l’alto mentre lui lavora con le mani sui muscoli della coscia sinistra. Poi di colpo emette un sonoro e ripetuto “NOOO!” “NOOO!”. Vuole bloccare sul nascere il mio tentativo di aiutarmi alzando il corpo con la spalla destra.“Che strano, un rinforzo auditivo per un movimento che io chiamo involontario e un’inibizione per uno che una parte della mia mente aveva deciso di attivare!  Perché mai?

La prima spiegazione è che quando uso la mia volontà per fare un movimento che dovrebbe essere “involontario” e quindi per me “naturale” creo una “trappola” che il fisioterapista esperto intende in tutti i modi evitare.

La trappola è quella che io chiamo della “compensazione”. Dopo anni di fisioterapia mi sono convinto che quando una parte del mio lato sinistro non fa bene il suo dovere, allora una parte corrispondente interviene sul lato opposto per compensare lo squilibrio che si è venuto a determinare nel sistema. E’ come quando si sta per perdere l’equilibrio, le gambe si fermano mentre le braccia annaspano per trovare un appoggio nell’aria.

Mi accadeva spesso in un centro di terapia tradizionale, ma allora le compensazioni si provocavano coscientemente ed erano dolori. Per sbloccare il bacino e le gambe che erano così rigide da sembrare incollate, mi mettevano sul lettino e bloccavano con un sacchetto di sabbia la gamba destra che era meno “addormentata” (in quel luogo si usava il termine “paralizzata” che io rifiuto ancora oggi). Poi il fisioterapista afferrava la mia gamba sinistra e la tirava verso di sé come se fosse un remo. Ripeteva più volte l’esercizio guardandomi negli occhi e si giustificava “si deve fare così, è bene che tu senta  dolore.” Quell’esercizio, che chiamavamo del “gondoliere”, mi procurava l’irrigidimento di tutti i muscoli. Sentivo il dolore ancor prima di iniziare, arrivava sino alla mia spalla destra che, con tutto il busto, si opponeva alla voga di quello strano rematore. Una simile reazione mi faceva sentire in colpa. Tentavo in tutti i modi di rilassarmi per non sentire il dolore ed evitare l’irrigidimento del mio corpo. Mi sbagliavo, il mio corpo aveva ragione. Me l’ha fatto capire il fisioterapista Bobath che cerca in tutti i modi di evitare reazioni muscolari di difesa o compensazione. Lo fa in tanti modi, anche con la voce che anticipa il mio errore e blocca il pensiero volontario che vorrebbe attivare una parte del mio corpo in sostituzione di un’altra. Per il signor Bobath la mia gamba non sarebbe mai diventata un “remo “ da “tirare”. Deve aver capito che la mia gamba “sono io”, che lei è parte di un sistema cibernetico intelligente. Per gli organismi intelligenti ciò che conta è l’informazione e i circuiti di reazione o di anticipazione che sono attivati dipendono anche dal tono della voce. Il modo di parlare è importante più delle parole pronunciate, fa parte della comunicazione non verbale e integra lo sguardo, l’atteggiamento del corpo e il modo di entrare in connessione con le mani. Per me lo è anche sul piano psicologico ed emozionale. Il rinforzo positivo entusiasta mi aiuta a superare la fatica, ma non è solo questo. Ci deve essere un livello d’intervento inconsapevole (neuronale?) che blocca la sequenza di certe operazioni errate o rinforza quelle corrette innescando una loro ripetizione che va sommata fino a quando il sistema mente e corpo le ha riapprese bene. A quel punto tutto il mio organismo si sente bene, il messaggio che si reintegra negli schemi di comportamento abituali mi commuove e rende felice. E’ il momento in cui l’operazione ridiventa automatica e involontaria:“ Bravo! Così, continua così!”. Solo quando l’apprendimento è avvenuto, si può passare a uno stadio successivo.

Questo è il primo dei segreti che ho scoperto sulla mia pelle. Con il Bobath sono passato dallo status di  “remo della gondola ” a quello più nobile di  “sistema di comunicazione in continuo apprendimento”.

Non è facile capirlo bene neppure per un fisioterapista non abituato alle terapie neurologiche. Di solito si è formato sui libri di fisiologia e di anatomia che tendono a imporre nomi alle parti del mio corpo come se fossero oggetti materiali. Il linguaggio abituale e spontaneo di tutti noi è legato all’idea che la realtà sia fatta di “oggetti” fisici da manipolare. Anche dai fisioterapisti che s’introducono per la prima volta al Bobath, è possibile sentire parole come “faccio forza sulla gamba, premo la testa, tiro il piede, giro la caviglia, ti batto la mano sul gluteo”.  Sono frasi di un linguaggio che usiamo per il mondo inanimato degli oggetti misurabili, soppesabili e spostabili a nostro piacimento.  Con l’aiuto di queste parole cerchiamo di semplificare i processi d’interazione che noi produciamo tra le “cose”,  come i  remi di una barca. Tutto ciò che è al di fuori da questa realtà, ci sembra appartenere a un mondo immateriale che spesso etichettiamo come “magico” o “spirituale” e, quando va bene, “complesso e incomprensibile”.

aggiustamenti posturaliPer le “cose” alle quali ci rapportiamo, crediamo che esistano per davvero “la forza, la pressione, la rotazione è esclusivamente frutto della nostra immaginazione”. Per un remo è difficile capirlo. Siamo noi a immaginare tutto, a  provocare e a studiare i suoi movimenti. Lui si ritrova a compierli senza il bisogno di “nominarli”.

Il problema si pone quando si considera la mia gamba come se fosse un remo:   Questo genere di realtà è un poco addormentata ma è sempre parte di un organismo ancora vivo che reagisce con i suoi “feedback” a chi lo perturba, o anticipa con i suoi “feedforward” quello che presume stia per accadere. Per avere a che fare con una gamba ancora viva come la mia incominciano a essere indispensabili categorie immateriali come “la parola, la relazione, l’informazione, l’energia, la probabilità, la connessione.” Il difficile arriva quando la parte consapevole della mia mente cerca di aiutarla in modo scomposto attivando la sua volontà: a quel punto tocca al bravo terapista accorgersi della trappola che sta per scattare e  bloccarla con un secco “ NOOO!”. In questo modo è lui a diventare il mio sistema di controllo anticipatore, il mio feedforward di scorta .

Carlo Alberto Rinolfi

 

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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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2 risposte a Bobath e linguaggio cibernetico

  1. laura ha detto:

    Usare la parte DESTRA del cervello, quella dell’istinto, che legge i messaggi sub-liminali, che crea reazioni automatiche, non comandate……. : se scopri come fare a convertire il lavoro cerebrale da quel lato, svelaci in segreto.
    Io ci provo da anni, meditando, ma è difficilissimo, forse dovrei dedicarmi di + al disegno, alla musica …. ma vedo che questa pratica punta allo stesso fine.

    Vivremmo tutti molto meglio se sapessimo ogni tanto mettere a riposo la parte Sinistra 😉

  2. riccardo50 ha detto:

    Ci sto provando anch’io . La chiave di accesso mi sembra che sia costituita da flussi di informazioni che so solo definire come “corporei” o “eseprienziali” ( è un “sentre”più che un “capire”) .Ci deve essere un punto ( forse una “soglia”) in cui l’informazione consapevole si tramuta in inconsapevole e poi viene vissuta quasi come se fosse inesistente dalla coscienbza , credo che ciò avvenga perchè è stata ” materialmente appresa” o “metabolizzata” dal corpo che è parte della mente . L’unica esperienza analoga che ti posso segnalare è atat esaminata dalla medicina e fonte di lavori letterari è quella; si tratta degli stati eattici che si registrano in certi casi di epilessia . In questo caso pare che la parte destra e la sinstra del cervello comunichino tra di loro all’improvviso e in modo diretto . Risulta che Dostoevskiy attendesse il momento del suo arrivo come uno stato molto creativo e felice. Sono certo che si può raggiungere un risultato analogo senza il concorso a stati provocati da malattie , farmaci o prodotti che alterano la mente . Si può fare in modo lucido e consapevole con le tecniche di meditazione . Puoi trovare un buon approccio medico-scientifico su “Neurologia dell’esperienza religiosa”- di Franco Fabbro – edizioni Astrolabio. E’ un testo impegnativo ma ben fatto.

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