Tra agricoltura e biodiversità

 Si può fare” anche senza Bill Clara Sestilli

semi bill gatesQuasi un anno fa leggevo di Bill Gates in Italia – per la sessione annuale del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo – e del suo impegno miliardario a favore delle popolazioni povere del mondo. Ha messo la sua ricchezza a disposizione come imprenditore, manager, uomo di cultura e importatore di cultura nei paesi in via di sviluppo, sperimentatore di tecnologie avanzate (Il Riso che può stare sottacqua per settimane in zona tropicale, il Grano che resiste in suoli acidi o salini come in tante terre sub-sahariane) e come promotore della diffusione in Kenya di un tipo di mais forte e redditizio – la cassava- che agricoltori kenioti hanno ottenuto senza ingegneria genetica. Lo ha fatto perché ” Gli investimenti nell’agricoltura sono la migliore arma contro la fame e la povertà, e intorno a essi passa la linea di demarcazione fra la vita e la morte per centinaia di milioni di persone. Se volete prendervi cura dei più poveri e sfortunati, dovete prendervi cura dell’agricoltura.”

Le rivolte in Val Susa, nelle città italiane e lungo le direttrici delle superstrade, per scelte della passata amministrazione sulle infrastrutture, e del presente governo tecnico sulle liberalizzazioni, le tassazioni, non possono lasciarci indifferenti: contestare le grandi opere – già decise in epoca berlusconiana – rivela quale distanza ci sia stata fra scelte governative e cittadini, quando la povertà, la fame di lavoro, lo sfruttamento selvaggio delle risorse, l’ingiusto trattamento tra alti funzionari dello Stato e normali cittadini ci ha rivelato l’indifferenza di una classe politica ai bisogni del paese, la mancanza di risposte alle richieste di buon governo di cittadini stanchi di premi a veline, funzionari vaganti fra opposti schieramenti parlamentari, sottoboschi di affari e immiserimento, indebitamento spropositato delle finanze pubbliche. La richiesta di sacrifici è più dolorosa per le famiglie monoreddito o senza reddito e va tenuta presente nei piani comunali, ma non può essere presa come scudo per evitare responsabilità e coraggiose iniziative individuali e collettive e tanto meno per buttare tutto allo sfascio. Il che significa che si deve tenere d’occhio ciò che di nuovo sta avanzando da parte della società civile sui diritti di tipo giuridico per la salute, il lavoro e l’istruzione, il territorio con i beni comuni del suolo, dell’acqua, dell’aria, dei monumenti storici della nostra tradizione, e vuole anche dire di non rinunciare ai portavoce delle proposte dei cittadini che sono i partiti.

Questa lunga digressione non voleva distogliere dal tema dell’agricoltura, vale a dire dell’ambiente, perché anche noi stiamo diventando più poveri e senza voler fare paragoni irritanti, ci stiamo avviando a diventare una nazione colonizzata da imprese straniere. Nel settore vinicolo-per esempio- sono molti gli investitori stranieri che hanno comprato terreni lasciati dai nostri vecchi agricoltori senza eredi che continuino l’impresa; ancora più vicino a noi, nella pianura lombarda tanti piccoli agricoltori hanno rinunciato a produrre per la scarsità degli introiti e l’allettante offerta di vendere i loro terreni a immobiliaristi in cerca di affari. Così oltre alla povertà che avanza, diminuisce l’offerta di cibo per tutti, di lavoro per chi sa lavorare in campagna, si spegne la nostra capacità imprenditoriale di gestire innovazione sul proprio territorio, si agevolano pratiche di inquinamento. Ma pratiche come quelle messe in atto dall’azienda Ceretto per i vini (verso coltivazione biodinamica), dalla Novamont (plastica biodegradabile), da Mossi&Ghisolfi (biocarburanti da vegetali non alimentari) sono esempi nostrani di sfida imprenditoriale e modelli da accogliere e far conoscere.

Bill Gates ha detto che serve un nuovo tipo di agricoltore, di pratiche agricole che premino la biodiversità, di agenzie per l’agricoltura in grado di selezionare ricerche e interventi, combattere sprechi e dispersioni, e di comunicare, diffondere le esperienze via web. E ultimamente ha sottolineato l’importanza dell’uso di strumenti di misurazione degli interventi programmati, come è stato fatto in Etiopia per diffondere le cure mediche e combattere la mortalità infantile per almeno due terzi, il che è avvenuto sulla base di maggiori aiuti internazionali sollecitati proprio dal confronto fra progetti riusciti.   Esortazioni valide anche per le vecchie istituzioni mondiali (Ifad, Fao, World Food Program), mentre parole più benevole sono state rivolte alla Banca Mondiale, in fase di cambiamenti da quattro, cinque anni.       L’assessore Boeri ha lanciato un appello agli intellettuali perché adottino le biblioteche, caratterizzandole con una propria specificità in relazione alle zone e collegandosi in modo continuativo con scuole, musei, ospedali, associazioni di quartiere, comunità straniere: così viene da rispondere che esperienze come quelle del Distretto di Economia Solidale del Parco Sud di Mi con agricoltori e consumatori (Gas), alcuni Comuni, cinque Consigli di zona milanesi, banche etiche, impegnati nel favorire un più fruttuoso collegamento della città alla campagna con la creazione di filiere agroalimentari, sono fra le più innovative e potrebbero costituire uno dei temi caratterizzanti quelle biblioteche sensibili al discorso della tutela dei paesaggi e dei mestieri di una volta in via di trasformazione.

Clara Sestilli

L’imagine è tratat da “Bill Melinda Foundation”: agricoltural development strategy

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2 risposte a Tra agricoltura e biodiversità

  1. laura ha detto:

    Tutto vero.
    La sperimentazione in agricoltura va perseguita, ma con ESTREMA prudenza perchè sono cose che mangiamo, e non se ne conoscono spesso le conseguenze, come in tutte le cose. (Vedi che bella trovata è stata l’alimentazione a proteine dei bovini = “mucca pazza” )

    E qui rientra il problema della RICERCA: se non la finanzia lo Stato non saranno certo i grandi operatori economici di settore a fare TEST trasparenti e imparziali sui loro prodotti.

    Penso però che IL NODO da sciogliere, almeno nel nostro paese è il giusto rendimento del SUOLO: se in Sardegna un ETTARO di terreno a pascolo x capre in affitto costa 600 euro…..ALL’ANNO, come possiamo pensare che i terreni siano dati in affitto.
    Chi è disperato li vende, e costano tanto, chi non ha problemi, accantona il capitale (….sperando diventino edificabili ?)
    Pensiamoci! ciao!!

  2. Clara Sestilli ha detto:

    Il nodo è la ricerca, da noi troppo trascurata, quando non affossata, come nel caso degli Ogm. Diversamente da noi, la Fondazione Gates e partners ha da poco lanciato bandi e finanziamenti relativi a innovazioni d’aiuto alle coltivatrici di piccoli fondi, alla salute umana e animale, a nuove generazioni di preservativi, alla prevenzione e trattamento delle malattie tropicali trascurate. I bandi sono aperti a tutti, istituzioni e privati,,in ogni disciplina, validi fino a Maggio ( vedere in http://www.grandchallenges.org/explorations).
    Come consumatrice e responsabile di un gruppo di acquisto solidale -Gas- propongo sempre la lettura delle etichette dei prodotti che acquistiamo,(almeno per scadenza, provenienza, e poi certificazione europea, se non sono prodotti al km zero ), fare affidamento su associazioni di consumatori per maggiori informazioni e sperare nei NAS, Inoltre , per difendere il suolo e l’Agricoltura vanno rafforzati gruppi di pressione sulle Regioni perchè con i fondi europei premino i piccoli coltivatori che non fanno colture e allevamenti intensivì, ma curino la varietà dei prodotti, la salute dei canali ,delle rogge lungo i campi con filari, la vita vegetale e animale, il paesaggio agrario e la cultura che ha espresso.

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