Metabolismi nutrizionali urbani

Dall’acqua depurata ai rifiuti zero, il valore delle città nei processi della nutrizione di Carlo Alberto Rinolfi

mondo in manoQuesta volta Il mondo è nelle mani di una sola specie. Nell’era dell’antropocene quella vincente è quella umana che entro il 2050 vivrà all’80% nelle aree urbane. Siamo noi che rischiamo di fare scomparire tutte le altre specie mentre aumentiamo in continuazione e, correndo verso  il nostro benessere,  inquiniamo il pianeta.Sappiamo di poter  progredire ancora solo con una “economia pulita” che non  dissipi le risorse, ma non ci decidiamo a farlo in modo serio. Siamo convinti che l’abitare in città sia il modo più efficiente per usare la superficie della Terra ma non consideriamo tutte le conseguenze. E’ vero che il 50% della popolazione si concentra nel 2% del territorio, ma lo “spazio ecologico” necessario a sostenere le necessità umane è enorme. In quel piccolo 2% si concentrano il 67% del consumo energetico totale e il 70% delle emissioni di gas serra. Gli impatti e le pressioni sugli ecosistemi sono evidenti ma sono ancora considerate “esternalità negative”, difficili da controllare. Così accade che nel 2000 l’impronta ecologica della Grande Londra sia stata valutata quasi trecento volte la sua dimensione geografica, e il doppio di quella di tutto il Regno Unito.

Sappiamo di dover svincolare lo sviluppo economico da un uso crescente delle risorse disponibili.  L’obiettivo è noto agli esperti che promuovono strategie di sganciamento (decoupling). Gli organismi internazionali l’hanno capito. Economisti e premi nobel inseriscono nei Pil le variazioni di capitale naturale e di quello umano.  Organismi sovranazionali come l’UE e metropoli di tutto il mondo adottano misure innovative. I risultati però non sono sufficienti. Kioto non decolla e molti Stati si autoescludono mentre Paesi in rapida crescita ignorano il problema. Molte amministrazioni continuano a gestire le città come spazi edificabili, i cittadini cercano di mantenere o raggiungere stili di vita consumistici e le imprese scaricano all’esterno i rifiuti come costi. Il valore delle merci e dei suoli è determinato dal livello di soddisfazione immediato e il profitto è sempre più di breve periodo. L’insensibilità per gli effetti sull’ambiente e le risorse ci impedisce di costruire il futuro. Molte città sono in crisi per mancanza di prospettive e si rifiutano di cogliere le enormi opportunità di sviluppo sostenibile e innovativo che hanno al loro interno. Prevale ancora la convinzione che la città sia un organismo separato dall’ambiente  naturale mentre è un sofisticato ecosistema intelligente con processi a elevato valore economico. Un organismo “vivo”, dotato di metabolismi a cicli chiusi .

I Metabolismi urbani sono le nuove miniere di valore disponibile, sono i flussi di energia, materiali e informazioni nei quali gli input vengono trasformati in energia utile, cibo, rifiuti, strutture fisiche e culturali. La loro valutazione economica è essenziale per creare i nuovi servizi che completano la metamorfosi produttiva delle metropoli. I vantaggi economici sono notevoli.

Semplici investimenti per la riduzione degli sprechi creano profittevoli attività imprenditoriali, riducono le tasse comunali, i costi di energia per le imprese, i costi delle bollette nelle tasche delle famiglie e attivano comportamenti virtuosi nelle imprese e famiglie, moltiplicando le occupazioni.

I servizi per gli ecosistemi urbani sono i nuovi campi di sviluppo ad alto valore da scoprire con apposite strategie.

Per i processi nutrizionali si punta all’autonomia alimentare; ad aumentare la resilienza degli ambienti metropolitani attraverso la loro biodiversità; a creare sicurezza igienica e alimentare con i programmi di rifiuti zero.

Per ottenere questi scopi nascono nuovi servizi di habitat, controllo delle inondazioni, produzioni eco-agroalimentari, qualità dell’alimentazione e salute, riduzione degli sprechi, regolazione del clima, impollinazione, smaltimento e recupero dei rifiuti, controllo dei deflussi delle precipitazioni. L’elenco delle opportunità è molto più ampio e investe la progettazione partecipata delle città e dei paesaggi.

Per soddisfare questa domanda si stanno creando nuove eccellenze in tutti i campi : dalla progettazione urbanistica avanzata (si veda SEVEN THESES GENERATING NEW DEVELOPMENT e-book team di Giuseppe Longhi dal sito www.vodblogsite.org.); ai  sistemi intelligenti (machine learning) che monitorano i flussi e collegano i cittadini e le imprese; alle nanotecnologie che consentono di produrre risparmiando materiali ed energie.

Nonostante evidenti resistenze, il cambiamento è inarrestabile ed è già in atto nelle metropoli più innovative. Tre di loro si stanno distinguendo proprio per l’efficacia delle loro soluzioni nell’ambito dei metabolismi nutrizionali.

New York  sostiene le tecniche di coltura dei proprietari nelle aree dei monti Catskill che impediscono il deflusso di sostanze nutrienti nei corsi d’acqua destinati alla città, causa di aumenti delle bollette e spese per nuovi impianti di depurazione. Il finanziamento delle produzioni agricole ha permesso di ridurre gli aumenti delle bollette, azzerare il fabbisogno di nuovi depuratori con vantaggi per la biodiversità colturale e la resilienza dell’ambiente. Un miliardo di dollari ha evitato un preventivo per un nuovo impianto di filtraggio da 6-8 miliardi, più 300-500 milioni in costi di gestione annuali( vedi studi dal mondo).

Singapore continua a “farsi verde” con giardini pensili e zone tenute allo stato naturale aperte al pubblico. All’avanguardia nell’adozione di un “Indice di Biodiversità Urbana” che calcola la produttività dei servizi e assegna un punteggio sulla base di: numero di specie animali e vegetali in città; disservizi d’impollinazione e CO2; potere di attrazione – ospitalità di livello internazionale. Il grande business della biodiversità sta spingendo la città-stato regina del sud est asiatico a realizzare il parco acquatico più grande del mondo( vedi studi dal mondo).

Curitiba, in Brasile, col suo “cambio verde” educa al riciclo gli abitanti e risolve i problemi sanitari delle favelas. Ticket ai poveri della bidonville in cambio dei loro rifiuti. Per quattro chili di rifiuti differenziati, un chilo di frutta o verdura, acquistata dal comune dai contadini locali, in alternativa si possono ottenere generi di prima necessità liberati dai surplus stagionali comprati a basso prezzo dall’amministrazione. Per i bambini il ticket consente di ottenere giocattoli, dolci o attrezzature per la scuola. Un “telefono della solidarietà” favorisce la raccolta di mobili ed elettrodomestici usati, riparati da artigiani, e rivenduti a basso prezzo o regalati. La raccolta differenziata è al 70%. Il ricavato del riciclo è reinvestito in programmi di utilità sociale. I centri di smistamento realizzati con materiali di recupero contribuiscono anche all’integrazione sociale occupando lavoratori disagiati o disabili ( vedi studi dal mondo).

Abbiamo dunque tutte le tecnologie per gestire in modo nuovo i metabolismi nutrizionali e conosciamo bene i vantaggi delle migliori pratiche .

La sfida è ormai lanciata, saranno i  cittadini del pianeta a definire le soluzioni e a pretenderne l’applicazione.

Carlo Alberto Rinolfi

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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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Una risposta a Metabolismi nutrizionali urbani

  1. Clara Sestilli ha detto:

    Interessante il contributo dato dalla municipalità di New York agli agricoltori dei monti Catskill, ma noi , stretti fra crisi del mercato e debiti pregressi, possiamo solo chiedere tramite le Regioni che la PAC -politica agricola comunitaria- 2014 -2020 sia più generosa ( più ricca finanziariamente ) con i piccoli agricoltori che piantano varietà di prodotti, mettono filari, siepi, curano i fontanili, fanno allevamenti non industriali, trasformano e vendono a distanze ridotte. E che nel caso della Regione Lombardia, il nuovo Consiglio regionale muti la legge d’impronta formigoniana che permette il cambio di destinazione d’uso dei fabbricati rurali inattivi per tre anni ( con quel che costano le materie prime e i processi della grande distribuzione) , favorendone così la vendita alle immobiliari.
    Sul fronte della biodiversità segnalo che è nata una associazione urbana che si preoccupa di riportare le farfalle nelle città e invita a coltivare piante e erbe adatte , in vaso, sui balconi, nei giardini e orti urbani. Una versione minimale del buon esempio di Singapore?

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