Il sistema alimentare della grande mela

La visione strategica di New York. –  Franca Castellini

ny1Nel 2010, il City Council di New York ha lanciato una grande idea visionaria [1] per il decennio successivo: riprogettare per il futuro della città  un’alimentazione sana e sicura e garantire una efficace catena di valore che includesse ogni aspetto legato al ‘food’, partendo dalla salvaguardia del tessuto agricolo cittadino e periurbano giù giù fino al governo della logistica, delle acque e dei rifiuti, cui affiancare consapevolezza e partecipazione della cittadinanza.

Dall’avvio del Food Work Plan molte sono le iniziative progettate ed intraprese in tutte le aree, che fin  dall’inizio sono state oggetto di analisi e censimento: produzione agricola, trasformazione, distribuzione, consumo e post-consumo. Sono state valutate le ricadute  che il sistema alimentare ha  sulla città e sugli abitanti: gli esiti delle valutazioni hanno portato alla messa a punto di 59  azioni strategiche mirate fondamentalmente a migliorare salubrità, sviluppo economico, sostenibilità ambientale del sistema stesso, cui sono stati affiancati parametri di riferimento in grado di monitorare progressi o criticità di ogni azione.

Un’attenzione particolare è stata rivolta alla produzione agricola, considerata nel suo ny2complesso: aziende agricole regionali, orti di comunità, orti urbani ‘pensili’ organizzati sui tetti di case o grattacieli. L’obiettivo:  favorire la produzione di cibi freschi e sani e  incoraggiare lo sviluppo e la crescita di nuovi agricoltori. Un progetto specifico è stato dedicato alla formazione di immigrati, cui viene fornito anche il supporto per aiutarli a creare nuove attività agricole in città, un esempio per tutte le ‘fattorie idroponiche’.

ny3Per favorire la diffusione e l’abitudine all’acquisto e al consumo dei prodotti freschi, sono stati potenziati i punti di distribuzione e sono state estese le agevolazioni all’acquisto per le fasce più deboli; in più, sono state studiate delle forme di crediti o agevolazioni fiscali per incentivare la coltivazione in aree nuove e cittadine, gli ‘orti sui tetti’  che si stanno moltiplicando in tutta la città.

Passando alla fase di trasformazione degli alimenti, il settore è stato analizzato con grande attenzione, infatti,  è stato valutato che per New York esso vale  1,3 miliardi di dollari del prodotto lordo cittadino e dà lavoro a oltre 14.000 addetti (dati 2011), quindi è un fattore essenziale nell’economia della città. Per incrementarlo, sono stati  costituiti  incubatori d’impresa in moltissime specializzazioni, una per tutte la panificazione: con lo Hot Bread Kitchen, spazi e attrezzature – e formazione – sono messi a disposizione dei  novelli imprenditori del food, molti dei quali sono giovani donne immigrate.

Altro passo importante è stata l’organizzazione della Fiera Annuale del Food: grazie agli incontri fra tutti gli operatori della filiera alimentare locale e il pubblico, la grande varietà dei prodotti food è stata offerta a tutti e tutti hanno potuto ‘assaggiare’ cose nuove e particolari, dai tanti tipi di peperoncino piccante al gelato vegano. Non solo, ma  mettendo in rete produttori  e aziende, si è creato un database importante di riferimento, scambio di informazioni, notizie su buone prassi, che contribuisce a consolidare know-how e conoscenze  utilissime per irrobustire l’economia food della città. Infine è stato costituito un Fondo per il finanziamento per la piccola industria per recuperare spazi industriali dismessi, con una buona parte dei fondi destinata alla ristrutturazione di spazi proprio per le produzioni alimentari.

Per una città come New York, la distribuzione dei prodotti alimentari, dalla fattoria alla tavola, è un elemento nevralgico: qui si è puntato ad un miglioramento delle infrastrutture ny4e delle tecnologie di stoccaggio e trasporto per rendere il sistema più efficiente, con costi più contenuti e maggiore sicurezza alimentare: magazzini a temperature controllate, collegamenti diretti con aree di carico/scarico, uso di tecnologie avanzate per gestire l’80% dei prodotti freschi di provenienza locale e regionale. E’ allo studio uno studio accurato sul sistema di distribuzione capillare per individuare i percorsi cittadini  ottimali nei quali incanalare i flussi della distribuzione, sia per razionalizzare ma anche per ridurre gli impatti negativi sull’ambiente che invece l’attuale sistema comporta.

Un altro aspetto del progetto prende in seria considerazione la salute: l’obesità e l’insicurezza alimentare, di cui molte città negli Stati Uniti soffrono, dipendono anche dalla qualità e quantità degli alimenti disponibili. In questo caso la strategia mira a individuare quali altre opzioni nutrizionali sono disponibili e, quindi, rafforzare una ‘rete di sicurezza’ alimentare. L’apertura di nuovi centri o negozi di prodotti freschi, oltre ai benefici per la salute della comunità, portano al consolidamento di 550 posti di lavoro e ne creano 450 di nuovi; viene supportata la nascita di nuove cooperative e start-up; le bodegas vengono incoraggiate a offrire maggiori varietà di prodotti freschi mettendo a loro disposizione magazzini refrigerati per lo stoccaggio dei prodotti forniti dalle fattorie collegate; programmi di addestramento e formazione per la vendita al dettaglio assicurano la disponibilità, in tempi brevi, di personale qualificato; sul fronte delle mense scolastiche, si stanno attivando programmi per definire pasti con standard nutrizionali adeguati per rendere più sana e sicura l’alimentazione dei ragazzi, a partire dalla colazione del mattino, e per educarli, e con loro le famiglie, ad abitudini alimentari più equilibrate.

Alla fine di questa lunga catena, cosa fare degli avanzi, degli scarti, degli inevitabili sprechi? Si tratta di quantità enormi ed è imperativo trovare il modo di riciclarli soprattutto per limitarne l’impatto sull’ambiente. New York ha lanciato un programma per favorire il ‘compostaggio’ famigliare dei rifiuti sia di alimenti che dei relativi imballaggi; è stata attivata la raccolta  da ristoranti ed altre fonti degli oli esausti di cucina, conferiti poi ad un impianto che li ri-usa per la produzione di biodiesel; sono state emanate linee guida per la riduzione degli imballaggi e, sul fronte dell’acqua, si stanno incentivando i punti di approvvigionamento diretto, con fontane e punti di erogazione.

Dall’avvio del programma Foodworks, New York e i suoi abitanti  hanno fatto notevoli progressi sulla strada del miglioramento di un sistema alimentare che sia sempre più efficiente e garantisca un’integrazione economica e sociale a beneficio delle urban farm e dei newyorkesi per un ciclo alimentare sano, sicuro e rispettoso dell’ambiente.

Franca Castellini

[1] Food Works: A vision to improve NYC’s Food System – NYC Council

il tersto integrale del rapporto su New York è disponibile nela sezione studi dal mondo di mondohonline


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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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