Natura e nutrizione tra ecologia e teologia

Due modi per interpretare un unico divenire –   Carlo Alberto Rinolfi

eco1Per la Chiesa è  giunto il momento di recuperare i due secoli di ritardo che tanto angustiavano Carlo Maria Martini. Per farlo il vescovo di Roma ricorre a San Francesco ( 1182-1226) e al suo rapporto con la piramide capovolta del potere , in questo modo rinnova anche le sue basi teologiche . Dopo tanti sforzi per richiudere le aperture dell’ultimo Concilio , parole come natura,differenza , povertà, beni comuni acquisiscono un valore rinnovato nel pensiero cattolico.

E’ una buona notizia per chi vive la differenza . E’un evento positivo per chi crede ma non ha pontefici che parlano in nome di un Dio e lo è per chi non affida la sua vita al trascendente ma ha a cuore l’umano. ll ritorno al “Santo della natura”  offre un inatteso aiuto anche a chi è impegnato a promuovere  una più consapevole nutrizione del pianeta .

Per reggere l’impatto di miliardi di umani urbanizzati  occorrono nuovi  processi economici e tecnologici ma anche umani sensibili nel confronti delle differenze culturali e diseguaglianze sociali ma sopratutto consapevoli degli effetti che le loro azioni esercitano sulla “Natura”a partire dal cibo. Il cambiamento è urgente e possibile . Un cambiamento che solo in parte è figlio della ragione , investe i sensi , le emozioni e gli archetipi di un vissuto aggressivo della natura  intesa come capitale inanimato e sempre disponibile a farsi  consumare.

Custodire l’intero creato, la bellezza del creato (…): è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo.  “  (1). Così il Papa-Vescovo invita  a stabilire una relazione “ buona” e quasi “materna” con i vincoli dell’ambiente. Sembra volerli animare per superare la dissociazione che ci siamo costruiti nei loro confronti.

Così faceva il santo che nel 1200 parlava con il creato. A quel tempo il mondo  era in gran parte ignoto. Gli Inca si ritenevano ancora figli della Grande Madre Terra che chiamavano Pachamama , mentre già milleottocento anni  prima il buddismo insegnava che ogni forma vivente ha pari dignità non potendo esistere indipendentemente da ciò che la circonda.

Toccando la natura, l’ambiente e i beni comuni, la strada di Papa Francesco porta dritta al cuore del problema del millennio e i simboli utilizzati parlano a un inconscio ben più ampio del suo miliardo di fedeli. Il messaggio, nella sua semplicità , è simpatico e gioioso.  Chi lo pronuncia sa bene  che il cambiamento più profondo dell’ umano corre veloce sulle ali del gioco .

C’è bisogno di coraggio e di fiducia per alzare uno sguardo provato da tante delusioni. Non abbiamo ancora risolto i problemi del nucleare che prometteva di sostenere una crescita infinita , stiamo solo ora intuendo quanto sia difficile sfuggire alle reazioni dell’ambiente persino per nutrirci e riprodurci.

Inutile alzare mura fisiche,culturali e spirituali per difendere la propria comunità. La sicurezza che ne deriva è apparente, fragile e senza speranza. Pericoloso  è tentare di conquistare le risorse altrui con armi , verità assolute, denari  o democrazie. Il rischio di un collasso nelle relazioni tra gli umani e con l ’ambiente  oggi è grande e richiede un comune sforzo per imparare nuovi modi di convivere .

Dobbiamo capire in fretta come possiamo nutrire la vita su una terra già abitata da sei  miliardi e mezzo di umani in continua espansione, ma dobbiamo anche adeguare molti valori e codici di comportamento  radicati nel nostro inconscio.

La scienza, seguendo la sua via razionale, è giunta a scoprire come funzionano gli ecosistemi ai confini del materiale. E’ arrivata sulla soglia del rapporto , vitale ma ancora  ignoto, che connette la parte al tutto e unisce mente e natura  in una relazione ecologica per nulla retta da leggi lineari ed immutabili. Per favorire l’evoluzione delle coscienze umane deve ancora riuscire a comprendere gli impatti sulla mente umana dei segreti dell’intricato entanglement quantistico che fa comunicare istantaneamente particelle separate da miliardi di chilometri (2).

E il cattolicesimo? Oggi sembra costretto ad abbandonare il copyright della verità assoluta legata all’infallibilità papale. Avrà il coraggio di proseguire sul sentiero delle differenze e fare i conti con l’evoluzione della nostra specie? E’ una strada non lineare e curva come lo è la vita di ogni creatura. Dovrà rinnovare molte idee e superare molte resistenza interne .  Fare i conti con l’evoluzione e la natura è indispensabile  e necessario per tutte le religioni. E’ a loro che guardano miliardi di fedeli. Da loro dipende buona parte del procedimento “mediante il quale  gli individui  vengono persuasi a subordinare l’interesse personale  agli interessi del gruppo” E. Durkheim (1858-1917 (3) ).La sfida è dunque sul tappeto: ecologia e teologia devono proseguire un confronto antico che però è gia stato in parte rinnovato da due dei più brillanti pensatori del novecento.

eco2Teilhard de Chardin (1881-1950 (4)) è uno di loro. Paleontologo e antropologo gesuita per molto tempo messo ai margini dalla sua stessa Chiesa. Superate le antiche  metafore della costola maschile e della sei giorni più veloce e creativa dell’ Universo,coi suoi scavi svolti in tutto il mondo, aveva già recuperato il valore della “Materia” sulla quale il processo evolutivo ha agito procedendo “a tentoni” in un crescendo di complessità. Un percorso per prova ed errori  che ha portato agli esseri  viventi e poi a una specie in cui il livello di connessioni cerebrali è divenuto capace di generare il “ eco3miracolo” del pensiero consapevole. E’ la visione del passaggio dalla geosfera alla biosfera che , superata una certa soglia di pressione psichica dei viventi si arricchisce dei preominidi (5). E’ da un ramo di questa specie che si sviluppano gli uomini di Neanderthal e Sapiens la cui evoluzione è segnata da una continua tensione verso il sociale e lo spirituale che li porta ad esprimere compiutamente la “Noosfera”. E’ lo sviluppo di una rete intelligente già idealizzata dagli antichi Greci che avviluppa il mondo e anticipa di mezzo secolo la nascita di internet. La fede di Teilhard lo ha portato a ritenere che il processo evolutivo proseguirà tra innumerevoli sofferenze fino al punto “Omega” in cui la coscienza individuale si fonderà con quella collettiva e universale . Un percorso non scontato che potrà  oscillare  tra il Bene e il  Male ma che  però si può avvalere del “cambiamento di stato” voluto da Dio 2000 anni fa . Dio avrebbe voluto capovolgere il percorso evolutivo materiaàpensieroàspirito , incarnando nella materia umana il suo spirito in Cristo ( spiritoàmateria). E’ per questo che , alla fine del percorso, la Vita dell’umanità “Cristificata”, tra miliardi di vibrazioni individuali, sarà pronta a rinascere per compiere un altro salto evolutivo.

eco4Gregory Bateson  (1904-1980, (5)) è invece uno scienziato non credente in una religione, antropologo e sociologo che ha contribuito a sviluppare l’ecologia scientifica , la semiotica , la cibernetica e la moderna psicologia. Rimanendo saldamente ancorato al rigore di una  scienza che procede senza compiere atti di fede ha esplorato il territorio sacro della “Struttura che connette..dove anche gli angeli esitano a camminare” (6). Pur occupandosi dl sacro che per identificava in tutto ciò che è per noi vitale ma al contempo privo di una informazione, ha respinto l’idea  secondo la quale la  Materia e  le singole particelle  subatomiche  abbiano un qualsiasi anelito mentale e ha escluso la presenza in natura di processi causali lineari. Ha studiato i sistemi viventi scoprendoli organizzati sulla base di processi causali circolari e chiarito che l’evoluzione procede per probabilità stocastiche (8). Ha scandagliato come si configura e funziona “quel più ampio sapere che è la colla che tiene insieme le stelle e gli anemoni di mare, le foreste di sequoie e le commissioni e i consigli umani”. Proprio perché l’esito del percorso evolutivo non è scontato, Bateson ci mette in guardia sugli errori che la nostra mente commette soprattutto quando è preda di una hybris aggressiva come quella occidentale esaltata dalla ricerca del vantaggio individuale a breve termine . C’e una connessione profonda fra pensiero e biosfera, mente e natura. “Quella che sto tracciando è un’analogia tra il contesto nell’ambito superficiale ed in parte conscio delle relazioni personali e il contesto nei processi molto più profondi ed arcaici dell’embriologia”. Per Bateson considerare  la mente umana separata dal suo contesto è dunque un gravissimo errore , ci illude che l’unità dell’evoluzione sia l’organismo o la sua specie e non “l’organismo-più-l’ambiente”. Così rischiamo di perdere la bellezza della struttura “ danzante” che connette “mente e natura” in un unico sistema e tentiamo di  imporre nostri obiettivi lineari come la crescita demografica infinita senza considerare la inevitabile retroazione del sistema a cui apparteniamo .

Da questi grandi pensatori si può ripartire per trovare i modi di nutrire ancora il mondo e ridurre il pericolo di catastrofi ecologiche. Forse molti continueranno a considerare la specie umana come superiore alle altre perché scelta da un Dio , altri la porranno alla pari di tutte le altre creature , altri ancora animeranno le rocce delle montagne . La scienza continuerà a cercare spiegazioni coi  suoi “Come” e la religione a cercare il senso delle cose coi suoi “Perchè”.

In tutti i casi sembra ormai giunto il momento di seguire i saggi consigli di  Hans Kung. Un teologo- filosofo poco paziente con gli scienziati che non vedono al di là dei limiti della loro disciplina e con i credenti che cercano di raccontare agli esperti come le cose dovevano essere. E’ lui a ricordarci  che  L’uomo deve essere responsabile globalmente per bio-, lito-, idro-e atmosfera del pianeta …. si richiede così un’etica di nuovo tipo, un’etica della preoccupazione per il futuro (che rende avveduti) nel rispetto della natura.” (9).

eco5Tocca dunque a noi e se non facciamo in fretta rischiamo di bollire senza rendercene conto come accade alle rane di Bateson ignare degli aumenti di temperatura che le stanno felicemente riscaldando. Carlo Alberto Rinolfi

(1) Papa Bertoglio , omelia della Messa di inizio del suo Ministero Petrino e di Vescovo di Roma, il 19 marzo,2013,

(2) “Entanglement”: “intreccio-non-separabile” è un fenomeno quantistico,riproducibile per via sperimentale,in cui lo stato quantico di due oggetti risulta strettamente dipendente l’uno dall’altro, anche se questi oggetti sono separati spazialmente. Per accettare l’entanglement quantistico, è necessario ipotizzare una situazione al di fuori dello spazio-tempo classico , quello che viene detto appunto fenomeno di non località in cui tutto è istantaneo e non collocato nello spazio.

( 3) E. Durkheim  “Le forme elementari della vita religiosa”  ed. Comunità ,

(4)Teilhard de Chardin  “Il Fenomeno Umano” (1955,ed. Queriniana), vedi l’Associazione http://www.teilhard.it/.

(5) “pressione psichica”. L’autore coglie una forma di intelligenza in tutte le manifestazioni viventi  che si incrementa con l’evoluzione “alla fine del terziario la temperatura psichica si elevava nel mondo cellulare .. nell’antropoide  la coscienza prorompe ribollente  e diventa capace di contemplare se stessa….”.

(6)  Gregory Bateson  “Mente e natura” (1979 ed. Adelphi ) vedere anche “Dove gli angeli esitano” e “Una sacra Unità”. Circolo Bateson http://www.circolobateson.it/

(7) “struttura che connette”. Per Bateson il processo di evoluzione, il modo in cui la vita sulla terra ha assorbito il retaggio di informazioni dal passato ancestrale per svilupparsi nel tempo e raggiungere lo stato attuale è un gigantesco processo cibernetico. I processi di pensiero e di evoluzione seguono entrambi le stesse regole. A causa di questa scoperta Bateson aveva concluso che la mente è immanente in natura. Ma la mente è “vuota”, è un “niente”, esiste solo nelle sue idee  che a loro volta sono un “non ente”.Questo “nulla” che chiamiamo mente/informazione, fluisce in tutti i sistemi biologici con modalità estremamente simili. Bateson chiamò questa similarità “la struttura che connette” e la assimilò non a una cosa fissa ma a una “danza di parti interagenti”.

(8) “probabilità stocastiche”. L’autore rileva che il pensiero è un processo stocastico, con variabili casuali, proprio come lo è l’evoluzione della specie. La parola deriva dal greco e significa“tirare con l’arco al bersaglio ”, cioè diffondere gli eventi in modo parzialmente casuale , sicchè alcuni di essi hanno esito più favorevole”. (mente e natura – glossario).

(9) “Per un’etica mondiale :la dichiarazione del parlamento delle religioni mondiali” di  Hans Kung , Karl J.Kuchel,  Rizzoli 1995. La citazione è tratta da un articolo del(Corriere della Sera 25 febbraio 2011) vedi anche studi dal mondo www.mondohonline.it

 

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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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