Nutrire Mumbay

Nutrire la città: i dabbawala di Mumbai nella diversità delle culture alimentari urbanedi Sara Roncaglia (*)

nutrire la cittàQuesto libro racconta l’etnografia di una cooperativa di Mumbai, il Nutan Mumbai Tiffin Box Suppliers Charity Trust, composta da circa  5.000 dabbawala (trasportatori di cibo), che quotidianamente distribuiscono 200.000 dabba (pasti) nella metropoli. Un efficiente sistema che permette agli impiegati, agli studenti e agli alunni delle classi elementari di mangiare ogni giorno, dalla fine dell’ottocento, il cibo preparato a casa, senza rischi di contaminazioni castali o igieniche. La struttura del Nutan Mumbai Tiffin Box Suppliers Charity Trust è composta al vertice da un comitato esecutivo di tredici membri permanenti, che ha il compito di articolare e regolare il sistema complessivo di trasporto dei dabba, da una seconda linea operativa che comprende circa 800 mukadam, ovvero capigruppo che hanno sotto la propria responsabilità un team di cinque o dieci dabbawala e infine dai dabbawala stessi, soci dell’associazione.

Sebbene vi sia una separazione dei ruoli, l’associazione ha una gerarchia orizzontale perché tutte le persone che ricoprono queste cariche continuano a lavorare come dabbawala  e la loro retribuzione proviene dal lavoro di distribuzione. Anche il presidente, Raghunath Medge, non ha uno stipendio derivante dalla sua carica ma dal possedere una linea di consegna dei dabba, ovvero un network di clienti gestiti da una o più squadre di dabbawala.

Il processo di consegna  si basa su un sistema a staffetta che permette di portare i dabba dal “cliente fornitore”, la persona che cucina a casa, al “cliente destinatario”, un componente della famiglia. Gli strumenti tecnici che permettono la consegna sono semplici ed efficaci,  come i segni di riconoscimento posti sui dabba, che ne agevolano il loro indirizzo, e la rete ferroviaria urbana, che funge da vera e propria mappa mentale per i mumbaiti, permettendo di tracciare un nesso relazionale simbolico e materiale in una città di venti milioni di abitanti.

Pur riconoscendo l’importanza della logistica nell’organizzare il servizio di consegna dei pasti, il sistema dei dabbawala è espressione della cultura mumbaita che orienta l’azione di pianificazione del comitato direttivo. I dabbawala hanno saputo vedere in Mumbai una fonte di opportunità e, seguendo le trasformazioni cittadine, le evoluzioni delle scelte dei suoi abitanti, del loro benessere, delle infrastrutture presenti nel tessuto urbano e delle sue caratteristiche sociali, hanno sviluppato il processo di consegna nel corso del tempo. Il servizio è difficilmente riproducibile in altre città proprio perché in altri contesti mancano alcuni elementi caratteristici di Mumbai: il servizio capillare di trasporti, un’ampia classe lavoratrice e un’unità culturale dell’associazione che ha il suo background nelle zone rurali limitrofe alla città.

Per questo il servizio dei dabbawala trae la sua forza da una filosofia coerente, da un’architettura di valori di carattere religioso, che sostengono un business duraturo e da una struttura a bassa tecnologia. Queste caratteristiche s’innestano sul suolo mumbaita grazie al fatto che i dabbawala convertono i propri valori d’origine in conoscenza del territorio urbano, e si connettono così ai desideri delle persone a un livello essenziale, intimo, affettivo.

Il cibo, espressione viva di tali desideri, nella ricerca viene analizzato attraverso il concetto di gastrosemantica, ovvero la capacità distintiva della cultura di significare, esperire, sistematizzare, filosofare e comunicare con il cibo. La definizione è elaborata dall’antropologo indiano Ravindra Khare  e riguarda il ruolo cardine che il cibo possiede nel panorama culturale indiano per circoscrivere le pratiche rituali, i comportamenti sociali e le speculazioni teologiche ad esso collegate. Espressione di multiple classificazioni, il cibo in India è da sempre veicolo di manifestazioni che partendo dalle quotidiane necessità biologiche definiscono relazioni sociali e famigliari, transazioni economiche, confini gerarchici, ordinamenti etici e legali.

A Mumbai  è possibile rintracciare i percorsi alimentari dei molti migranti che hanno contribuito a renderla una città globale. I processi di acculturazione, propri di questo continuo avvicendarsi di migrazioni, hanno dato una fisionomia alimentare particolare alla città; fisionomia che è possibile riconoscere nelle diverse espressioni culinarie e nelle molteplici prassi di commensalità. In concomitanza al cambiamento della città da Bombay a Mumbai si è però assistito a un inasprimento delle tensioni tra le diverse comunità residenti, tensioni acuìte da una progressiva etnicizzazione dello scenario sociale, con una rivendicazione di diritti sulla base di appartenenze castali, regionali e linguistiche. Mumbai è così diventata palcoscenico di sanguinosi scontri etnico religiosi, che fanno dell’alimentazione il primo e il più elementare simbolo di separazione. Il cibo manifesta distinzioni e contrapposizioni, in parte già presenti nel retroterra culturale indiano, che sfociano ora in aperte ostilità politiche e in violenze vere e proprie. Sul palcoscenico mumbaita si rappresenta il cannibalismo culturale dell’Altro, in quanto ogni gruppo sociale aspira al monopolio esclusivo della cultura e del potere sulla città.

Da queste considerazioni è emerso il titolo del libro “Nutrire la città”: la nutrizione indica infatti il rapporto tra il regime alimentare, ovvero la dieta, e lo stato di salute o di malattia di un corpo. Ampliando la metafora organica, il cibo diventa vettore di fenomeni che esprimono disagio o benessere, nei contesti urbani, della coesistenza di diverse culture. In quest’ottica l’alimentazione è l’anamnesi culturale di Mumbai e i dabbawala, grazie al loro lavoro, permettono di raccontarla attraverso la distribuzione capillare dei pasti sul suo territorio, rendendo così tangibile tale coesistenza con l’elemento più quotidiano e più vicino alla nostra fisiologia: il cibo.

Sara Roncaglia

(*) Ed. Bruno Mondadori, Milano 2010

In uscita:  Feeding the City. Work and Food Culture of the Mumbai Dabbawalas, Cambridge-UK

 OpenBook Publishers, 2013

Annunci

Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
Questa voce è stata pubblicata in città, nutrizione. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Nutrire Mumbay

  1. charlie ha detto:

    Nell’immaginario collettivo l’India viene rappresentata attraverso stereotipi, o appunti di viaggio, o le vacche sacre, o folclore simile. Questo racconto ristabilisce la realtà di vita quotidiana, soprattutto fa capire molte cose su come si affronta la vita, inserendosi al meglio nelle regole di una società così diversa dalla nostra.

    • Sara Roncaglia ha detto:

      Vorrei segnalare una bella iniziativa fatta dalla Dabbawala Foundation “Share my dabba”. Si tratta di un sistema semplice ed efficace che permette di dare il cibo non consumato dalle dabba ai bambini che vivono per strada a Mumbai. Ulteriori informazioni sono al seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=EZC1czZofyY

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...