Neuroni a specchio per camminare

Neuroni a specchio : tra Bruce Willis , empatia e learning non Use – di Carlo Alberto Rinolfi.
OLIMPIADI:DA ABITI DIVI A TUTE AZZURRE,IL RECORD DI ARMANINel sogno il mio corpo era sospeso a mezz’aria come quando cado all’indietro in carrozzina. Volevo superare la recinzione che mi separava dalla mia famiglia e sono riuscito ad oltrepassarla senza usare le gambe. Come Sara Simeoni ho buttato il busto all’indietro e , con gli addominali, ho sollevato oltre l’ostacolo le mie gambe addormentate. Il tentativo è riuscito ma mi è rimasto il desiderio di riprovare con una tecnica di salto più normale. In fondo non ero pesante come sono nella realtà . Tra le braccia di Orfeo, dovrebbe essere facile immaginare un movimento che un tempo mi era tanto naturale.
Forse ho accettato così bene la paresi del mio corpo da sognare il solo modo che è realmente disponibile per superare un ostacolo quando senza l’uso delle gambe. Oppure no? Forse è tutto più complicato e ho ancora qualche altra cosa da imparare.
La disabilità mi ricorda ogni giorno in che misura la mia mente sia unita al corpo. Non so se riuscirò a camminare ancora ma so di non poterlo fare fino a quando non riuscirò ad immaginare la mia camminata a partire dai miei piedi. Penso anch’io che «l’uomo non “ha” semplicemente mani ( o piedi), ma è la mano ( o il piede), piuttosto, che ha l’uomo in un suo modo essenziale»“ (1)
Se riuscissi a immaginarmi in cammino come se fossi il mio piede, potrei tentare di ristabilire la comunicazione tra il mio piede e il resto del mio corpo. Più facile a dirsi che a farsi. Si tratta di passare da un’idea immateriale del cammino al moto fisico reale. Il pensiero dovrebbe diventare involontario e unire la mia testa al quinto dito del piede sinistro che è decisamente  addormentato. Sono seriamente preoccupato per lui e par me. Da quando non percepisce più lo spazio che lo circonda, l’ho chiamato Ulisse nella speranza  che riprenda ad esplorare. Adesso scopro che mi devo mettere nei suoi panni e imparare a comunicare in modo automatico con l’enorme massa traballante che lo sovrasta. E’ possibile immaginare una cosa simile sino al punto di renderla reale ? Voglio credere di sì.
Ricordo un amico che soffriva un terribile prurito alla gamba amputata. Era il  male dell’ “arto fantasma “ e il  suo dolore era assolutamente reale. Il suo sistema propiocettivo era programmato per sentire la sua gamba anche se assente sul piano fisico .
Se il cervello  percepisce una gamba che non c’è più , allora dovrebbe essere anche capace di percepire le mie gambe in un movimento che per il momento non c’è ancora. Per aiutare il mio cammino a diventare reale, al contrario del mio amico, dovrei imparare ad immaginare il mio “ cammino fantasma” e il gioco sarebbe fatto. Non è solo una questione di pensiero e ideazione, è una immaginazione di carattere esperienziale. Come fare?
Mi hanno detto che sono stati disattivati ( ma io preferisco pensarli “addormentati”) una serie di collegamenti tra i neuroni nel sistema nervoso centrale e nei gangli annessi alle radici dorsali dei miei nervi spinali . Il Bobath mi aiuta a ricrearli con esercizi faticosi dopo i quali mi  si consiglia di dormire. Il sonno ricrea le sinapsi necessarie a fissare i nuovi pattern appresi . Sono convinto che questa sia la terapia migliore per me ma vorrei fare di più. Per potenziare il lavoro neuro fisiologico del terapista vorrei  aiutare a riprogrammare  la parte della mente che genera il cammino anche con la forza della  mia immaginazione. Devo scoprire come si fa a ripristinare le procedure automatiche del cammino con la mente.  Sarà possibile?Da dove debbo incominciare?
450px-Makak_neonatal_imitationCredo che i neuroni a specchio mi possano aiutare (2). Scoperti  di recente da scienziati italiani, mi hanno subito affascinato nel loro ruolo di fonte fisiologica dell’empatia. Come afferma Vittorio Gallese (3), grazie a loro l’empatia che ci unisce agli altri è connessa al movimento fisico che rispecchiamo quando lo osserviamo negli altri. Con la loro esistenza mi sono  spiegato lo straordinario grado di empatia che accomuna tutti i pazienti nei centri di riabilitazione . Attraverso i neuroni a specchio, il fortissimo desiderio di superare le nostre difficoltà di movimento alimenta i legami affettivi e ci rende membri sensibili e solidali di una tribù  del tutto particolare.

Questa volta li metto in relazione con una  recente abitudine personale. Mi capita spesso di guardare un film d’azione anche se conosco già la sua trama, so già come va a finire e ne ricordo persino le battute. In passato avrei cambiato subito il canale, adesso non accade più in modo così immediato.  Mi è già accaduto da ragazzo  una cosa simile; rileggevo più volte alcuni libri, ma allora stavo apprendendo come muovermi nella vita e i mei autori preferiti mi erano di grande aiuto. E adesso? Che cosa altro sto cercando di imparare da Bruce Willis? Ho il sospetto che la mia mente, come quella di un primate o di un bimbo, stia osservando i movimenti e le emozioni degli attori per riprodurli. Non gli interessa cosa dicono e cosa fanno, ma  solo come si muovono sulla scena.

Mi piace pensare che siano i miei neuroni a specchio a incollarmi al televisore e non solo il rimbambimento che sta avanzando con l’età . Sono loro le sentinelle che si attivano nel cervello quando compio un movimento o lo vedo fare da qualcuno. Si nascondono in un’area della corteccia premotoria e mi permettono di costruire l’idea del movimento. Se sono loro le mie risorse da attivare mi piacerebbe sapere come farlo in modo più professionale. bruce-willisGuardare un film d’azione è comodo ma poco serio, anche se  a qualcosa forse può servire. L’osservazione di un movimento esterno evoca sempre un atto motorio interno. Ad attivare i neuroni a specchio non è infatti un input sensoriale reale dovuto al mio movimento, ma è la conoscenza motoria, cioè la rappresentazione del movimento potenziale. Dovrei quindi poter lavorare sul cammino anche con l’immaginazione.Dalla conoscenza motoria non si passa però direttamente al movimento fisico.

Osservando Bruce Willis sto ricostruendo il data base dei miei movimenti dimenticati, ma temo che sia insufficiente. Per alzarmi e saltare né fuoco come lui devo continuare a ricostruire le connessioni cerebrali creando le sinapsi grazie al Bobath e poi devo trovare una terapia che mi aiuti a costruire il vocabolario subconscio adatto ai miei neuroni. Come posso farlo?  A quanto pare il “fai da te televisivo” non riesce neppure a farmi saltare una staccionata durante un sogno.
mano virtualeForse devo insistere, sorbirmi tutti i film d’azione e aspettare i risultati ma sono certo che mi farebbe molto meglio una terapia integrativa adatta al mio caso. Esisterà di sicuro , ma dove la posso trovare? Ho saputo che all’Auxologico di Milano stanno sperimentando una terapia “cognitiva virtuale” che fa riprodurre all’arto con paresi i movimenti corretti dell’arto sano visualizzandoli a 3D (4). Mi piacerebbe saperne di più anche se nel mio caso tutte le due gambe hanno la loro bella quota di paresi. Temo quindi che nessuna possa insegnare molto all’altra , in ogni caso mi manca anche l’equilibrio per stare in piedi . Purtroppo devo anche ricostruire il senso di gravità in molte parti del mio corpo.
Una soluzione va trovata, o almeno devo capire sino a che punto è arrivata la ricerca, nel frattempo cercherò di alzarmi in piedi un poco più spesso di quanto non faccia abitualmente. Caro Bruce, ti guarderò ancora ma cercherò di accoglierti da perfetto bipede con alcuni secondi di stazione eretta. Voglio evitare di cadere nell’inferno del “ Learnimg non Use” (5) e continuare a stare con chi, come te, è “Duro a morire “.
Carlo Alberto Rinolfi

1)Heidegger, “Che cosa significa pensare”. Sugarco, Varese, 1996.
2) “neurone a specchio” vedere dispense prof.ssa Lavarone – Napoli (sezione documenti dal mondo, mondohonline)
3) Vittorio Gallese: «Per-cepire un’azione – e comprenderne il significato – equivale a simularla internamente. Ciò consente all’osservatore di utilizzare le proprie ri-sorse per penetrare il mondo dell’altro mediante un processo di model-lizzazione che ha i connotati di un meccanismo non conscio, automa-tico e prelinguistico di simulazione motoria. “. Autismo, l’umanità nascosta”, 2006, Einaudi.
4) “Nuove strategie cognitive nel trattamento riabilitativo dello stroke”.Gaggioli – Morganti. Sezione “Studi dal mondo” mondohonline
(5) Neuroplasticity, learning and recovery after stroke: A critical evaluation of constraint-induced therapy (Sunderland/Tuke). Neuropsychological Rehabilitation: An International Journal . Volume 15, Issue 2, 2005

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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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