Acqua nell’Anthropocene

  • Come risparmiare acqua nell’Anthropocene: dal rubinetto areato alla gestione integrata suolo/acqua – di Pietro Enrico Corsi
    Il pianeta blu L’indifferenza per il pianeta blu
    Credo che quasi tutti i nostri concittadini ormai conoscano più o meno il decalogo su come risparmiare l’acqua negli usi domestici e non tutti, anzi molti, non lo applichino in toto. Malgrado l’impegno del settore scolastico che certamente nelle primarie dà una buona evidenza a questo tema. Impegno che sembra quindi stemperarsi nell’indifferenza, per non dire peggio, delle famiglie.
    Quasi tutti infatti sanno che dell’acqua dolce disponibile, che è solo circa l’uno per cento di quella che sta sul pianeta, a grandi linee il 70% è utilizzato dall’agricoltura, il 20% dall’industria e “solo”il10% dalle necessità domestiche. Quindi il risparmio di una famiglia cosa vale?


L’ascesa e le conseguenze
Tale atteggiamento sembra essere figlio diretto dello sviluppo economico industriale che ha contrassegnato gli ultimi due secoli. Il progresso economico dell’umanità in tale periodo è stato come una passeggiata nel Giardino dell’Eden. Nel senso che il continuo, ed ormai esponenziale, progresso scientifico e tecnologico supportato e a sua volta animatore dello sviluppo capitalistico imprenditoriale e nazionalistico, iniziato nelle aree nord occidentali e diffuso ormai sul pianeta, ha permesso a una parte sempre più ampia della nostra specie di fare man bassa, quasi senza vincoli, delle risorse naturali di quasi tutto il nostro globo. Alterando anche l’eco sistema idrico che è alla base di tutti gli altri e quindi della vita, anche nostra, sul pianeta. Malgrado gli allarmi e gli interventi, all’inizio sporadici e poi sempre più consistenti e insistenti, di organismi vari che nell’ultima parte del secolo scorso hanno assunto valenza mondiale e cominciato a far breccia nell’opinione pubblica e nelle Istituzioni. Inducendo queste ultime ad introdurre provvedimenti normativi a difesa dell’ambiente che hanno ridotto ma non eliminato il pericolo di una catastrofe nell’arco delle prossime generazioni. Poiché si è tuttora molto lontani da politiche coordinate tra vari stati per una gestione delle risorse naturali che tenda alla rigenerazione delle stesse.
Nel frattempo la potenzialità del genere umano di essere “forza globale” cioè capace di modificare la morfologia biologica e geologica del pianeta si è concretizzata ormai in un’ampiezza di dimensioni che sembrano incredibili. Alcuni esempi ricavati da un articolo di due scienziati presentato ad un recente Congresso sull’acqua sono utili per capire:
Ogni anno muoviamo ormai più rocce e sedimenti di quanto fanno il ghiaccio, il vento e l’acqua.
– Ogni dieci giorni aggiungiamo un milione di persone alle metropoli.
– Ogni anno scaviamo circa 9 Gt (Gigatons= 1 miliardo di tonnellate) di carbone e nel 2030 raggiungeremo i 13 Gt, quantità uguale a quella che tutti i fiumi del mondo portano come sedimenti alle coste. Per capire meglio, il volume di 1 Gt é maggiore di quello di due Grande Muraglia Cinese, che come noto è lunga 6250 Km.
– Ormai muoviamo GT di rocce e sedimenti per convenienza (Aeroporto di Hong Kong) o per piacere ( Palm Islands a Dubai).
– Negli ultimi 130 anni ogni giorno si è costruita una diga e tutte queste ogni anno trattengono diversi Gt di sedimenti.

le immagini rappresentano la diffusione delle dighe negli Usa

US Dams 1924US Dams 2001

La presa d’atto ed il nuovo approccio

Questa nostra capacità di interferire profondamente nella struttura morfologica del pianeta ha indotto una parte degli scienziati a considerare superata la presente era geologica dell’Holocene, anche se solo 11.500 anni sono trascorsi dal suo inizio caratterizzato dal ritiro dei ghiacci , e a dare come iniziata l’era dell’Anthropocene dove l’ecosistema idrico e acquifero svolge un ruolo centrale nel supportare l’umanità e gli altri ecosistemi.
Su questo importante aspetto si è incentrato il Congresso “Water in the Anthropocene” tenutosi a Bonn il 23 e 24 Maggio scorsi al quale hanno partecipato circa 350 studiosi di molti paesi. In tale occasione si è evidenziato in primo luogo il ruolo di capofila che la Germania ha assunto da oltre 10 anni nell’avviare, condurre e finanziare una serie di ricerche coordinate con governi soprattutto dei paesi emergenti in tutto il globo sulle dimensioni dei cambiamenti che hanno interessato l’ecosistema idrico mondiale soprattutto in presenza delle influenze antropogeniche e naturali . Ricerche che hanno posto le basi delle discussioni e indirizzato le conclusioni/raccomandazioni cui il Congresso è pervenuto e che possono riassumersi come segue:
Lo stato attuale dell’ecosistema idrico globale sottoposto alle necessità agricole e industriali con soluzioni ancora in parte poco rispettose della sua integrità e generalmente miopi sugli effetti negativi a medio lungo termine desta forte preoccupazione. Occorre pertanto invertire l’approccio adottando soluzioni sistemiche meglio se già esplorate almeno teoricamente. Valutandone l’impatto per l’ambiente a medio lungo termine e gestendone in termini manageriali l’applicazione.
Tale preoccupazione é aggravata dalla consapevolezza di non avere informazioni e dati sufficienti per poter valutare con un accettabile approssimazione quanto sia distante il vero “Harmageddon” cioè il punto critico oltre il quale il sistema non sarebbe rigenerabile. Viene quindi richiesto uno sforzo a tutti i paesi interessati a intensificare gli studi e le ricerche sia locali sia globali ( per es. satellitari) per ottenere quanto prima un data base informativo atto a tale scopo. A tali considerazioni si aggiunge la constatazione di essere comunque solo all’ inizio di una possibile concreta cooperazione transettoriale tra stati per avviare una consapevole e innovativa gestione integrata di suolo e acqua che è considerata l’unica metodica valida per giungere a soluzioni almeno neutre per l’ambiente e le popolazioni.
Tutto questo in presenza del continuo aumento della popolazione ( 9 miliardi previsti nel 2050), un probabile più alto potere di acquisto, una sempre maggior urbanizzazione (il 70% – 80% degli umani), un possibile aumento dell’interesse industriale per le produzioni agricole ( biocarburanti), che richiederà un aumento della produzione agricola di circa il 70% in media e del 100% nell’area dei paesi emergenti con ulteriori decadimenti delle risorse terrestri e acquifere. Se non verranno applicate metodologie e tecnologie atte a ridurre l’impatto sull’ambiente.
In altre parole si sta concretizzando in termini sempre più significativi una competizione serrata per le derrate agricole destinate a soddisfare le crescenti necessità alimentari degli umani che includono quelle degli animali destinati alla loro alimentazione ( bovini, ovini, suini, e pesci da acquacoltura) e i bisogni anch’essi crescenti dell’industria ( biocarburanti, materie prime tessili, etc.) che incidono fortemente sulle risorse naturali e sul ciclo dell’acqua in primo luogo.
L’accenno alla montante urbanizzazione mi fa ricordare il parallelismo della metodica di approccio degli Istituti Tedeschi con Mondohonline che ricerca soluzioni ai problemi della nutrizione ed in particolare del metabolismo urbano dove il parallelismo si duplica in quanto l’acqua ne è un fattore primario.
Utilizzare l’acqua al meglio è un dovere
Non vi è quindi dubbio che nelle attuali circostanze qualsiasi azione atta ad alleviare la pressione sui sistemi eco ambientali ed in particolare sui consumi idrici è più che necessaria e le Istituzioni dovrebbero esserne vigorosi promotori. Vediamo pertanto come attuare non soltanto azioni di risparmio ma dove possibile di aumento di produttività dell’acqua nei diversi settori di utilizzo.
Usi urbani e domestici: L’uso di acqua in questo settore dal 1950 al 2010 è triplicato e ci si aspetta che triplichi nuovamente al 2050. Risparmi e migliore produttività potrebbero essere ottenuti grazie a: – una buona manutenzione delle condutture degli acquedotti che minimizzi le perdite e l’utilizzo di tecnologie aggiornate per una distribuzione ottimale in funzione della richiesta. – l’utilizzo di acque piovane raccolte in cisterne ( le “nuove” costruzioni a Berlino devono averle) o reflue derivate da quelle grigie per l’innaffiatura di parchi e giardini, pulizia delle strade, monumenti, mezzi di trasporto, etc. – l’applicazione del decalogo di cui parlavo all’inizio per i bisogni domestici (uso dello sciacquone, rubinetti aperti solo quando necessario, lavaggi sempre pieni, etc.).
Usi Agricoli: utilizzano la maggior parte (70%) dell’acqua disponibile. Qui gli interventi sono molteplici: -miglior utilizzo dell’acqua piovana : nelle zone irrigate l’installazione di cisterne per la raccolta e l’utilizzo di acqua piovana riduce l’erosione del suolo, aiuta il recupero della falda, assicura continuità di irrigazione. –Impiego di sistemi di irrigazione avanzati: i sistemi a pioggia  e soprattutto quelli a goccia portano a risparmiare oltre il 70% di acqua e ad aumentare la quantità del raccolto anche del 90%. Riducono fortemente anche il dilavamento del suolo. –Impiego di colture più adatte alle caratteristiche del terreno: permettono un miglior raccolto con sostanziale minor uso di acqua. Tipi di grano adatti o meno adatti al terreno possono richiedere anche 2000 litri /kg. in meno. -Irrigazione sufficiente ma misurata: numerosi studi ed esperienze hanno ormai dimostrato che non occorre tenere la risaia allagata per tutta la durata della crescita delle piantine ma basta farlo nei periodi appropriati. Anche per il grano sembra che basti fornirgli acqua in una serie di momenti cruciali per la crescita. – Irrigazione attuata nelle ore più adatte ad evitare fenomeni di evaporazione o spreco. – Utilizzo di acque reflue: anche per irrigare le aree periurbane. – –Negli allevamenti intensivi : usare mangiatoie ed abbeveratoi a offerta programmata; utilizzare acque di recupero per i lavaggi delle stalle; trattare le acque di scarico per il riutilizzo.
Usi Industriali: questi assorbono circa il 20% dell’acqua disponibile, ma tale percentuale aumenta e di molto nei paesi a forte sviluppo industriale. In particolare nella Cina e nell’India tale sviluppo si accompagna ad un utilizzo di acqua elevato e difficilmente comprimibile, che ha creato notevoli problemi al settore agricolo. Vi è inoltre l’impatto che la produzione annuale di metalli pesanti, solventi, sostanze tossiche e rifiuti in quantità elevatissime ha sui sistemi idrici e acquiferi del mondo. Il settore industriale pertanto dovrebbe: Ridurre l’uso d’acqua; trattare le acque di scarico per il riutilizzo; ricorrere maggiormente all’acqua non potabile di recupero; minimizzare l’inquinamento dell’acqua.
Un altro modo originale e win win di risparmiare acqua
Alle azioni sopra descritte per favorire la conservazione dell’ambiente, se ne può aggiungere un’ultima ma per questo non meno importante che è l’impronta idrica. Questo concetto presentato dall’UNESCO nel 1992 comprende oltre all’acqua dolce consumata direttamente anche quella utilizzata per realizzare i beni e servizi di cui godiamo. Cibo di cui ci nutriamo, abiti che indossiamo, etc. Ed è applicabile a singoli, gruppi, comunità, nazioni. A proposito del cibo, propagandando il contenuto elevatissimo di acqua necessaria per la disponibilità di proteine animali **(carne, latticini, etc.) per la nutrizione, si potrebbe ottenere di spostare le abitudini nutrizionali di una parte della popolazione sensibile ai problemi degli ecosistemi idrici verso cibi a base di proteine vegetali che utilizzano meno acqua per raggiungere lo stato edibile. Ottenendo pure il miglioramento delle loro prospettive salutistiche con contemporaneo beneficio per i conti dello Stato.
In conclusione il problema, straordinariamente complesso e già di grande attualità, dalla maggior parte degli stati ( ahimè anche il nostro) verrà affrontato nell’emergenza piuttosto che nell’ambito di metodi e interventi frutto di una strategia meditata e per quanto possibile testata preventivamente.
Pietro Enrico Corsi

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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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Una risposta a Acqua nell’Anthropocene

  1. laurA ha detto:

    Che dire, tutto vero, e altro ce ne sarebbe da dire.
    Ma propongo ancora un ESAME DI COSCIENZA. leggete cosa è successo al Mugello, dove le gallerie delle nostre tanto amate Frecce Rosse hanno, potendolo evitare, massacrato un intero sistema idrico, prosciugando chilometri di corsi d’acqua….e non c’è stato modo di fermali.

    E pensiamo che un paese in queste condizioni possa pensare a progetti + ambiziosi come quelli qui proposti? la coscienza civile del mondo deve aumentare e DOPO, quando avremo il controllo delle nostre istituzioni, forse riusciremo a fare qualcosa……ma avanti così e sarà sempre troppo tardi!!

    Fonte: Fuori Orario di Claudio Gatti, capitolo “l’attrazione fatale dell’Alta Vel.”

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