Patologie alimentari nei mondi da nutrire

La trasformazione delle patologie alimentari e l’educazione al consumo equilibratorelazione al convegno” I mondi da nutrire” – Milano 14 giugno 2013 – di Alberto Battezzati
Battezzati (2)I processi di globalizzazione non hanno per nulla eliminato rilevanti differenze nei cosiddetti “mondi da nutrire”. Quali sono le forme di malnutrizione emergenti in questi differenti contesti? La risposta a questa domanda è ineludibile per poter pensare strategie di intervento e di prevenzione nutrizionale a livello globale. Rappresenta tuttavia una vera sfida interpretativa e merita di essere oggetto di una intensa attività di ricerca scientifica. Infatti le conoscenze in questo campo sono tutt’altro che esaustive. E’ tuttavia possibile elencare una serie di considerazioni per orientarsi in un campo così complesso.
1) E’ necessario superare il criterio geografico per delimitare le aree di malnutrizione. L’area caraibica ne costituisce un esempio illuminante. Haiti è uno dei paesi più poveri della terra, dove la prevalenza di malnutrizione è particolarmente elevata, ed è intuitivo come il calcolatore ponga questo paese nel cluster 1, quello dei paesi più poveri. E’ tuttavia è sorprendente e difficile da spiegare come, entro alcune centinaia di chilometri, confinante nella stessa isola si trovi la Repubblica Dominicana che presenta un quadro sanitario, economico e sociale del tutto differente ed appartiene al cluster 2. Entro la stessa distanza si trova anche l’isola di Giamaica, ben più ricca, che fa parte del cluster 3, mentre se allarghiamo ancora lo sguardo arriviamo agli USA ( cluster 5). Si può veramente affermare che nello stesso luogo possono venirsi a trovare mondi molto diversi. Se poi andiamo in un punto del Sahara occidentale appartenente all’Algeria nell’oasi di Tinduf ci imbattiamo in un agglomerato umano di rifugiati (Sahrawi) formato da 125.00 persone che dal 1979 vivono nel deserto dipendendo prevalentemente dagli aiuti internazionali . Una sorprendente realtà per numerosità che fatica persino ad emergere, per la sua anomala collocazione geografica ed istituzionale, nelle statistiche delle nazioni. Non-stati e non-luoghi possono ospitare ingenti problematiche di malnutrizione, e bisogna quindi disporre di strategie adeguate a cogliere e non trascurare queste realtà.
2) E’ necessario costruire schemi interpretativi delle cause che conducono alla malnutrizione. Le manifestazioni della malnutrizione, come possono essere rilevate da un’indagine medica, dipendono da cause immediate riconducibili alla combinazione di inadeguatezze nell’alimentazione e da stati patologici non adeguatamente trattati. Queste, a loro volta, dipendono da cause sottostanti, legate alla sicurezza alimentare, al livello di cure materno-fetali ad alla sicurezza ambientale. Alla base di tutto vi sono le strutture istituzionali, politiche, ideologiche ed economiche nel contesto delle risorse disponibili. Inoltre vi sono eventi contingenti come guerre, disastri naturali e civili che destabilizzano precari equilibri e possono improvvisamente evidenziare tutte le fragilità preesistenti. E’ chiaro che la comprensione della dinamica per cui si realizza la malnutrizione è necessaria per la sua risoluzione.
3) Bisogna individuare i gruppi di soggetti malnutriti all’interno di una popolazione. La malnutrizione e la struttura per età della popolazione sono profondamente legate. Infatti la disponibilità calorica pro capite è direttamente legata alla durata di vita. Ad esempio, In Italia il 20% della popolazione ha più di 65 anni mentre ad Haiti solo il 4%. In Italia il 13,8% ha un’età compresa tra 0e 14 , mentre ad Haiti la stessa classe di età rappresenta il 35,7% della popolazione. Dove prevale la malnutrizione per difetto, la struttura demografica è “a piramide”, con giovani e bambini a rappresentare lo strato più numeroso e gli anziani quasi assenti. In questo contesto la malnutrizione si manifesta maggiormente durante il ciclo riproduttivo ed affligge donne e bambini. La donna in gravidanza ed allattamento si ammala quando non può far fronte alla maggiore richiesta energetica fisiologicamente imposta dalla sua condizione. Il feto si ammala già in utero e questa condizione determina una successiva fragilità spesso caratterizzata da deficit di crescita e di sviluppo neurologico e cognitivo. Dove invece l’aspettativa di vita è più prolungata prevale la malnutrizione per eccesso, caratterizzata da obesità e diabete con un’elevata prevalenza di malattie cronico-degenerative, tra cui quelle cardiovascolari, neurodegenerative ed i tumori. Di conseguenza, aumenta il numero delle persone anziane ma queste risultano nella quasi totalità affette da patologie controllabili, ma non eradicabili, che limitano la qualità di vita ed assorbono una proporzione crescente delle risorse sanitarie disponibili in loco.
4) Sorprendentemente, non accade soltanto che diversi tipi di malnutrizione, per eccesso e per difetto, si manifestino in mondi differenti; accade anche che manifestazioni apparentemente contrastanti si realizzino negli stessi gruppi di popolazione. Ad esempio in Italia è frequente notare la compresenza di obesità e diabete con carenze di mineralizzazione ossea (osteoporosi) e di vitamina D, o con carenze di ferro (anemia sideropenica). Più recentemente è diventato evidente che, nei paesi in via di sviluppo, alle classiche forme di malnutrizione proteico-energetica si sono aggiunte forme di malnutrizione per eccesso (un’epidemia diffusa di diabete ed obesità) che coesistono con svariati deficit di micronutrienti tra cui iodio,vitamina A, ferro e calcio. Data anche la struttura delle popolazioni colpite, queste trasformazioni sono evidenti già in età infantile. Esse conseguono certamente alla modificazione degli stili di vita tradizionali con incrementati apporti calorici basati sui consumi di alimenti di scarsa qualità nutrizionale.
5) Resta quindi da sottolineare che solo una comprensione dinamica delle transizioni economiche e nutrizionali può orientare la ricerca e la cura delle forme di malnutrizione, permettendo di anticipare problematiche difficilmente risolvibili una volta che abbiano assunto proporzioni eccessive. Lo studio di queste dinamiche mostra come nei mondi in cui un miglioramento delle condizioni economiche o semplicemente gli aiuti umanitari in situazioni abitualmente esposte alla malnutrizione portano ad una maggiore disponibilità calorica, diventano comuni diete ad alto contenuto di grassi saturi, colesterolo e carboidrati raffinati e povere di acidi grassi polinsaturi e fibre. Associate ad uno stile di vita decisamente più sedentario, esse portano allo sviluppo di obesità, sindrome metabolica, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, con una velocità dipendente dalla rapidità con cui si verifica la transizione. Solo dopo la comparsa di queste manifestazioni patologiche, oggi aumenta la consapevolezza dei benefici di diete equilibrate e dell’attività fisica regolare. Resta quindi urgente stabilire un atteggiamento anticipatorio che cambi i profili di attività alimentari e fisiche per poter prevenire o ritardare la comparsa di tali squilibri. Il primo obiettivo dell’attività preventiva è naturalmente rappresentato dalla popolazione infantile.
In conclusione, l’analisi del contesto in cui si realizzano le forme di malnutrizione è chiaramente essenziale per poterle riconoscere e contrastare. In questa ottica, è essenziale comprendere il processo di urbanizzazione che riguarda strati crescenti della popolazione mondiale. L’urbanizzazione è infatti il principale driver della transizione nutrizionale verso l’obesità e il diabete, con tutte le sue conseguenze. L’ambito urbano, luogo in confluiscono alimenti di scarsa qualità nutrizionale, in cui si può frammentare la tradizione alimentare e nel quale l’attività fisica spontanea viene necessariamente limitata, è luogo prioritario da studiare e sul quale intervenire per poter gestire correttamente le rapide trasformazioni che caratterizzano la nostra epoca storica.
Alberto Battezzati
 Dipartimento Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e L’Ambiente Università degli studi di Milano

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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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