Agrocompetizione oltre la crisi

Agroalimentare – un  italiano vincente . Risponde alla crisi con la qualità e non si ferma ai semafori rossi : di Clara Sestilli (*)

277-0-30193_agro050113E’ di qualche giorno fa la notizia (1) che la Gran Bretagna ha proposto un codice “a semaforo” da applicare ai prodotti alimentari, con la motivazione della salute dei cittadini e contro il sovrappeso che colpisce il 60% degli adulti e il  33% dei bambini.Il provvedimento che il Dipartimento della Salute inglese vorrebbe far approvare, e che varrebbe anche in Europa,  consiste nell’apporre etichette rosse (contiene un ingrediente  pericoloso), verdi (l’ingrediente è sano) e gialle, per l’indicazione dei consumi di riferimento giornalieri, con l’aggiunta della dicitura alto, medio, basso, in riferimento alla quantità di sale, zuccheri, grassi contenuti nei vari alimenti.  Se fosse applicato, secondo gli industriali italiani del settore, verrebbero colpiti significativamente prodotti che la Gran Bretagna importa dall’Italia per 800 milioni di euro. Inoltre l’etichettatura a semaforo costituirebbe un ostacolo  alla libera circolazione delle merci. Tra i prodotti agroalimentari che verrebbero colpiti vi sono i formaggi, i salumi, i prodotti dolciari e le marmellate, e  l’olio d’oliva, tutti alimenti che secondo le indicazioni del Dipartimento della Salute inglese sono da bollino rosso.

Federalimentare sostiene che non c’è educazione alimentare facendo una distinzione fra cibo buono e cattivo, ma che serve una dieta corretta da scegliere combinando diversi alimenti nell’arco di una settimana o di un mese. Oltre a Federalimentare, anche Confagricoltura, Coldiretti, Assica, Assolatte, Aidepi per l’Italia, e Clitravi (trasformatori di carne) e Eda (lattierocaseari) per l’Europa, si oppongono a questa proposta . Anche la XIII Commissione del Parlamento Europeo (Agricoltura) ha dato l’adesione alla delibera di opposizione al provvedimento.

Viene da pensare – come suggerito da una esperta di consumi – che il Regno Unito (e gli Stati Uniti sullo sfondo) cerchi di rafforzare la propria produzione rispetto a quella europea e questo vale per esempio per l’olio, dato l’alto uso che questi paesi fanno di olii di ravizzone, colza, soia, che sono coltivati in grandi estensioni di terreno.

Ma c’è anche, forse, un’ altra considerazione da fare .

Il made in Italy agroalimentare sta rispondendo egregiamente alla crisi. Stando alla Coldiretti e a una sua analisi su dati Istat riportata a settembre 2013,  le esportazioni del nostro mercato alimentare nella prima metà dell’anno in corso sono  cresciute del  12%, con vino e ortofrutta soprattutto, e  si sono indirizzate in grande misura ai paesi europei non UE (dove l’export è cresciuto di più) e ai paesi asiatici. La reazione competitiva semaforica del Regno Unito a questa espansione dell’agroalimentare italiano non è l’unica e neppure la peggiore, le fa compagnia una grande quantità di contraffazioni – dall’Australia all’Asia, al Giappone, all’America Latina e del Nord: in primis sono clonati i formaggi dal parmigiano e  grana,  seguiti da gorgonzola;  anche il falso Chianti si moltiplica, accanto alle imitazioni di salumi San Daniele e pomodori San Marzano. Ovviamente tutti i falsi sono  venduti come italiani e testimoniano l’enorme spazio che esiste nel mercato internazionale per i prodotti made in Italy .

Nonostante crisi e competizione anche scorretta è un dato certo che le nostre esportazioni siano aumentate negli ultimi dieci anni  e anche nei più recenti anni della crisi:

Fonte:  ICE-Rapporto 2012-2013. L’Italia nell’economia internazionale

Fonte: ICE-Rapporto 2012-2013. L’Italia nell’economia internazionale

 E’ anche certo che l’immagine dell’Italia e del suo patrimonio alimentare la pongano, con la Spagna (grafico1),  a un livello di diversificazione competitiva maggiore rispetto a Francia, Germania,  Stati Uniti.

Fonte : elaborazione su dati Onu ComTrade

Fonte : elaborazione su dati Onu ComTrade

E’ questo un risultato da attribuire a una corretta politica di individuazione e diversificazione di mercati in espansione come quelli dei BRICS attuata dalle imprese italiane che sono riuscite così a difendersi dai  possibili  shock  della domanda dei paesi più sviluppati.

(*) Mondohonline

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1) da ” Semafori degli inglesi sui prodotti, ora è scontro” E. Scarci, Il Sole 24 ore , 22/09/2013

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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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Una risposta a Agrocompetizione oltre la crisi

  1. Paolo ha detto:

    E’ già da un pò che si sente parlare di queste etichette coi semafori in Inghilterra. Da un punto di vista nutrizionale potrebbe essere una idea ottima per educare verso un consumo critico i cittadini inglesi. Grazie alla loro alimentazione hanno purtroppo una incidenza di problematiche legate al sovrappeso e obesità maggiori che da noi. Dire se questo metodo sarà efficace chi può dirlo? Diamo il tempo al tempo. Questa cosa inciderà sull’export? Anche qui attendiamo qualche tempo e poi tireremo le nostre conclusioni. Mi fa piacere che in Italia l’export alimentare stia sopravvivendo a questo difficile periodo.

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