La patata va in banca

LA BANCA DELLA PATATA : semi  che migrano dal Peru alla Norvegia per conservarne la biodiversità – di Franca Castellini Bendoni (*)

patataFritte, al forno o in soffici puré, le patate sono presenti su quasi tutte le tavole  del mondo occidentale, mentre in altri paesi sono ben più che  dei semplici contorni: per le comunità indigene del Peru, questi tuberi costituiscono un elemento essenziale dell’alimentazione. Ma i cambiamenti climatici stanno minacciando questa risorsa preziosa, e i contadini hanno trovato il modo di salvarla.

Nella regione di Cusco esistono quasi 1500 varietà di patata, coltivate da più di 6.000 piccoli agricoltori locali su terreni ripidi e sassosi fino a oltre 4500 metri di altezza: con l’aumento delle temperature, i campi di patate hanno dovuto salire, in un quarto di secolo, di oltre 300 metri, mentre le piogge sempre più frequenti riducono i periodi di coltivazione. Se questa tendenza del clima continua, presto non ci saranno più terreni disponibili per la coltivazione di quella che non è solo l’alimento-simbolo della regione andina, ma che riveste un ruolo importante nella cultura e nella religione locali. Il Peru è il luogo di nascita delle patate, le numerosissime tipologie oggi esistenti derivano da una singola cultivar, che in secoli di coltivazione ha prodotto più di 4.000 varietà con differenti caratteristiche nutrizionali, colore e sapore. La patata e gli abitanti delle Ande costituiscono un connubio che si è evoluto  insieme nel tempo: oltre alla tavola, la patata è presente in molti momenti della vita sociale peruviana, in occasione  ad esempio di matrimoni o di cerimonie di benvenuto.

Per proteggere questo patrimonio di genotipi, sei comunità agricole Quechua hanno conferito le loro terre in un’unica comunità, ed hanno creato il ‘Parco della Patata’ di quasi peru9000 ettari, dove vengono coltivate le varietà esistenti localmente e dove sono state re-introdotte quelle quasi scomparse (circa 400) grazie all’intervento del Centro Internazionale della Patata. L’obiettivo è non solo di assicurare questa risorsa primaria a tutti i partecipanti, ma anche di istituire un’area dedicata alla tutela della sua biodiversità (www.parquedelapapa.org). Il Parco è una Indigenous Biocultural Heritage Area (IBCHA), il cui modello descrive un approccio alla conservazione basato sulla comunità e sui diritti, che protegge e promuove il sostentamento e la diversità biocolturale utilizzando la conoscenza, le tradizioni e la filosofia delle popolazioni indigene collegate ad una gestione olistica e adattabile di ambienti agricoli tradizionali.

I semi delle varietà coltivate vengono raccolti e classificati e dopo un’accurata selezione vengono inviati – per preservarne caratteristiche e proprietà – al Global Seed Vault (banca globale delle sementi), nelle isole Svalbard, in Norvegia. Il processo di raccolta tuttavia non è semplice:  alcune varietà di cultivar producono naturalmente i semi, altre si riproducono attraverso il tubero stesso. Il Parco quindi costituisce anche un laboratorio di ricerca e di apprendimento attraverso la sperimentazione in serra, per studiare le caratteristiche delle differenti varietà e indurle a produrre i semi necessari alla conservazione e, successivamente, la raccolta, l’essiccazione e lo speciale imballaggio protettivo per inviarle in Norvegia.

Nel corso di  varie ricerche effettuate, sono state scoperte e apprese informazioni importanti sulla patata, soprattutto in relazione agli effetti benefici per la salute: uno studio condotto dall’Università del Maine ad esempio ha dimostrato che le patate a pasta colorata sono più efficaci nella riduzione di processi di ossidazione e infiammatori delle patate a pasta bianca. Rispetto alle varietà più note nei mercati occidentali, le cultivar provenienti dai paesi del Sudamerica  sono a pasta rossa, blu, violetto e gialla, il che le rende importanti per la produzione, in futuro,  di raccolti con maggiori elementi nutritivi e salutari.

La Svalbard Global Seed Vault – SGSV:

Nata nel 2008, la SGSV è una partnership fra il Governo norvegese, il Global Crop

Svalbard Global Seed Vault – SGSV

Svalbard Global Seed Vault – SGSV

Diversity Trust (Fondazione per la Sicurezza Alimentare), e il Nordic Genetic Resources Center. A questa banca globale delle sementi affluiscono semi da tutto il mondo, dai rari fagioli lima delle terre aride del Peru, a rischio estinzione, ai meloni cantalupo resistenti alla ruggine, dai pomodori rossi ricchi di antiossidanti del Peru e delle Galapagos a varietà ortofrutticole resistenti a siccità o eccessi d’acqua. In questo gelido fortino costruito nelle viscere delle fredde isole  nordiche sono conservati oltre 700.000 semi-campione, a salvaguardia delle fonti del cibo del mondo da eventi catastrofici, guerre, epidemie o disastri, ma anche errori umani, malfunzionamenti di macchinari, che potrebbero  cancellare varietà colturali insostituibili. I campioni in deposito non rappresentano in alcun modo un trasferimento di risorse genetiche. Oltre ad assicurare la gestione dell0 SGSV,  la Fondazione per la Global Crop Diversity svolge anche funzioni di assistenza ai paesi in via di sviluppo per la preparazione ed il trasporto delle proprie sementi dalle loro banche genetiche al ‘rifugio artico’, proprio come hanno fatto i contadini andini del Parco della Patata.

(*) Mondohonline

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medico vivo e lavoro a Milano
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