Economia della terra

Green Economy, Eco-economy, una nuova economia della terra e/o economia ed ecologia della città del quarto paesaggio – di Pasquale Persico (*)

gren citymmagine1Le difficoltà di avviare un processo stabile di sviluppo capace di integrare le istanze della sostenibilità ambientale si stanno mostrando con l’aggravarsi della crisi finanziaria. La sua persistenza rende evidente la crisi fiscale dello stato che non ha più la capacità di indirizzare le risorse verso i beni di merito necessari allo sviluppo sociale e civile. L’estraneità delle logiche finanziarie rispetto all’esigenza di far ripartire un’economia sana, che produca soprattutto valori d’uso,  è evidente:  sembra che il saper  produrre bene beni  non sia più una qualità dell’uomo.Non si tratta di rifare il pelo alla definizione di “crescita” per contrapporla a quella di sviluppo, ma si tratta di ripensare ai termini nella loro complessità ma anche nella loro semplicità. Sviluppo sostenibile e sviluppo ad ecologia profonda sono terminologie oramai acquisite ed implicano una nuova arte nel pensare e fare pianificazione.

Un’arte che contenga una consapevolezza ed una voglia di condividere con altre discipline diverse da prima, un’arte che usi modelli di apprendimento capaci di riconoscere i processi di obsolescenza connessi all’uso delle informazioni e che sia capace di apprendere ad apprendere.

green ragazzoimagesCASLRH4ZPer parlare di Green Economy o di nuova economia della Terra avremmo bisogno di una nuova rivoluzione culturale, la Terra nuovamente al centro dell’indagine scientifica e l’economia come parte dell’ambiente. Un nuovo comportamento operativo in grado di riconoscere il potenziale evolutivo della Natura ed aprire scenari di potenziali scelte connesse a questa comprensione deve emergere, perché dobbiamo essere capaci di disegnare potenziali di efficacia e di efficienza nell’uso delle risorse della Terra.

Le teorie economiche hanno abbandonato i riferimento teorici dei prezzi ombra e/o prezzi opportunità ed hanno fatto convergenza sugli indicatori rivelati dal mercato come gli unici capaci di indirizzare l’uso delle risorse.

Ci si dimentica di un passaggio culturale chiave : “we are the landscape“, o ancora più difficile da comprendere : “noi siamo il nostro paesaggio“.

L’economia dell’autodistruzione cammina con passi veloci e gli ecologisti non sanno più parlare con le altre discipline, non sanno trasmettere l’idea che il cosa produrre ha la stessa dignità del come produrre e che il perché produrre appartiene ad una scala di valori diversi.

Non si tratta allora di convincere gli economisti che devono rivedere i loro modelli di formazione di prezzi, né di condividere con loro le regole della concorrenza, ma si tratta di formare una nuova consapevolezza sui temi del fare economia e del fare ecologia.

Le lezioni dal passato servono per capire se l’attuale accelerazione della storia possa essere di aiuto o di supporto all’uso del progresso tecnologico, bisogna evitare uno spiazzamento ulteriore nell’uso delle risorse primarie.

Oggi sembra che tutto quello che consente di risparmiare energia, specie se legato alle risorse rinnovabile, sia la nuova economia, la green economy è vista in questa ottica: ristrutturazione dell’uso delle risorse o il declino.

I conti  da fare sono più complessi  e le risposte non sono univoche.

Il costo dell’energia eolica non è ancora confrontabile con quello delle centrali a carbone di ultima generazione. Vi sono una serie di incertezze relative al trasporto dell’elettricità, alla costruzione delle centrali, delle implicazioni sul clima, ecc.; allora qual è la decisone razionale, quella che non sottovaluta il costo della produzione delle centrali a carbone?

Una nuova consapevolezza deve essere costruita e non basta implementare il linguaggio condiviso tra economisti ed ecologisti.

I segnali di stress relativi alle emergenza acqua segnalano che i valori da chiamare in campo sono molto più complessi ed il tema dell’uso delle risorse ha bisogno di comportamenti completamente nuovi. L’aumento della temperatura, lo scioglimento dei ghiacciai, la risalita del livello del mare, il prosciugarsi di fiumi, le turbative sulle falde acquifere, le emergenze legate alla scarsità delle acque, lo stress sulla base biologia come il declino delle risorse ittiche, il cambiamento del ruolo delle foreste, il degrado delle aree di pascolo, la perdita di biodiversità potenziale, ecc. segnalano la necessità di un ripensamento forte e multidisciplinare sui temi della nuova economia della terra.

Non bastano più le parole foresta, ruralità ed agricoltura, occorre arricchire il vocabolario degli usi potenziali della terra per arrivare ad una definizione di Green Economy in grado di farci fare un salto qualitativo nell’approccio allo sviluppo, integrando il concetto di produzione e quello di servizi in maniera diversa.

Dare priorità ai servizi ecosistemici delle diverse componenti che concorrono ad usare la terra (foreste, aree rurali, bacini idrografici, aree vaste  urbanizzate, ecc.) significa adottare una scala di valori o prezzi ombra che rendono gerarchica la scala di uso del suolo fino a dare regole di uso completamente diverse dal costo, questo deve tener conto della resilienza vitale dei sistemi ecologici. Prevedere una manutenzione di questa vitalità serve a  garantire soglie di infrastrutturazione del territorio compatibili con la funzionalità delle reti ecologiche potenziali.

Una risaia estesa apparentemente fuori mercato può essere vitale per la manutenzione delle falde acquifere dei comuni circostanti e garantire livelli di irrigazione adeguati alla qualità delle produzioni. Solo una visione integrata sulla funzionalità dei servizi ecologici relativi a regioni ecologiche potrà garantire un’efficacia decisionale di area vasta, presupposto importante per la fornitura dei servizi di vivibilità delle imprese e delle famiglia.

Green Economy senza questa visione ampia della  misurazione dei servizi ecologici di area vasta non può essere definita nuova economia della terra, e questa ha bisogno di stare dentro alla cultura ecologica profonda, interdisciplinare ed intertemporale.

Ecco allora la necessità di una nuova matrice delle decisioni, non più settoriale né di integrazione di pochi settori, ma una visione di paesaggio legato alla  ricerca scientifica e alla consapevolezza del valore dell’invisibile. E’ necessario ipotizzare la possibilità di ingegnerizzare  una sorta di secondo cervello del territorio che possiamo chiamare città del quarto paesaggio, cioè una infrastruttura complessa  in grado di indirizzare l’uso delle risorse, quelle endogene e quelle in entrata fino ad immaginare la risalita verso un quarto paesaggio cioè di un paesaggio resiliente ed in grado di rispettare  il potenziale della natura e delle reti ecologiche a cui esso  è connesso.

Un piano strategico della conservazione del potenziale di biodiversità in Italia  è un piano che sviluppa la Green Economy dentro un quadro di larga collaborazione tra regioni ed enti locali, che individua regole nuove per l’utilizzo degli ecoservizi legati alla funzionalità strutturale delle regioni ecologiche, che utilizza le informazioni qualitative e quantitative sulla biodiversità delle specie, delle comunità e dei paesaggi.

Ecco che la Green Economy estende il suo significato e si rende protagonista della caratterizzazione delle diverse regioni ecologiche assegnando alle diverse aree una qualità specifica in termine di resilienza potenziale, dove il termine resiliente ha anche un significato relativo al valore storico e culturale della regione. Biologi, ecologi, architetti e paesaggisti, agronomi ed economisti, forestali e studiosi di discipline  umanistiche devono cambiare modello di apprendimento, abbandonare la visione strettamente evoluzionista ed immaginare di saper guardare oltre la siepe.

Il paesaggio non è una cartolina, tutti possiamo essere attori, basta saper riconoscere le storie della Natura e degli uomini dentro una nuova visione dell’economia, non più motore principale del progresso tecnico ma motore concorrente con la macchina ecologica complessa che per comodità riferiamo alla sola regione ecologia.

La Green Economy deve coniugare ogni giorno il paradigma semplicità e complessità, deve avere la visione lunga; proteggere l’ambiente, sviluppare la governance e progettare devono appartenere alla stessa dimensione culturale come è già previsto dalla Convenzione Europea sul Paesaggio.

Parlare allora di economia e di ecologia della città del quarto paesaggio significa ricomporre i temi del fare Green Economy dentro un nuovo mosaico dove la frammentazione del paesaggio viene vista come pericolo mortale per le specie e per l’uomo. Ipotizzare una gerarchia dei servizi ecologici significa avere una griglia di valutazione per le attività della terra, significa dare alla Green Economy un ruolo primario, fondativo della nuova città del quarto paesaggio.

Tornare al protomosaico riconoscendo il colore naturale delle pietre significa gettare le basi scientifiche per la nuova economia della terra. Il nuovo mosaico artificiale ed esteticamente bello deve avere la consapevolezza di essere  compatibile con i valori dell’ecologia profonda.

(*) Direttore della Scuola di Dottorato A. Genovesi, Unisa ( Salerno)

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Informazioni su Daniela Mainardi

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