Nutrire la città che cambia

Coltivazione di spezie, ortaggi e cereali esotici in Lombardia: aspetti agronomici – di Stefano Bocchi e Davide Cinquanta (*) – Milano, Palazzo Reale – 29 ottobre 2013

nutrire la cittàIl ruolo del gruppo di ricerca guidato dal prof. Bocchi (Università degli Studi di Milano – UNIMI), nell’ambito del progetto Nutrire la Città che Cambia, consiste nello studio degli aspetti agronomici e tecnici dell’introduzione di nuove colture di origini esotiche nelle campagne attorno a Milano. La nostra metropoli sta attraversando un’epoca di profondo cambiamento, grazie anche all’arrivo di numerosi migranti da Paesi lontani, con nuove culture e nuove esigenze alimentari.

Tenendo conto dei capisaldi della disciplina agronomica – dalle intuizioni dello scienziato russo N. I. Vavilov, ai tre grandi fattori che influenzano le agrotecniche: ambiente, mercato e legislazione – si può affermare che la Lombardia è una regione particolarmente vocata ad accogliere l’introduzione di nuove colture. La nostra regione si trova sul 45° parallelo, in una fascia temperata dalle condizioni climatiche intermedie, e presenta un’ampia varietà di condizioni ambientali – montagna, pianura, lago… – che permette a piante adattate a diverse condizioni di trovare comunque un ambiente idoneo alla loro crescita. Ciò è già avvenuto in passato con l’arrivo e l’acquisizione da parte della tradizione locale di specie tropicali quali il mais ed il riso.

L’introduzione di nuove colture nel sistema campagna-città milanese ci appare come un’importante fonte di innovazione su più livelli. La messa a coltura di nuove specie già costituisce un’innovazione di prodotto, l’elaborazione di tecniche per soddisfare le loro esigenze colturali porta un’innovazione di processo, il conseguente mutamento degli equilibri economici e sociali determina innovazione di sistema.

Il lavoro del gruppo di ricerca ha come obiettivo finale la realizzazione di schede, che riassumano il complesso processo di studio che porta all’elaborazione di una strategia colturale per l’introduzione delle colture considerate. Dopo lo svolgimento di analisi preliminari sulla fattibilità della coltivazione, la ricerca mira alla pianificazione di semina, fertilizzazione, controllo delle avventizie, lotta ai patogeni e alle condizioni climatiche avverse, gestione della fase di raccolta e di post-raccolta, valutazione dell’aspetto sociale e della sostenibilità economica del progetto.

Protagonisti del lavoro di ricerca saranno, tra i più importanti: Ampalaya, Amaranto, Quinoa, Mizuna, Pak-Choi, Teff, Okra e Coriandolo.

La ricerca

La vocazione agricola della città di Milano affonda le sue radici in epoche lontane. Il suo stesso nome, che deriva dal latino Mediolanum – in mezzo alla pianura – denota come l’attuale metropoli sia il centro geografico, culturale, economico, e amministrativo, di una regione tra le più fertili al mondo, che ha costruito la propria prosperità a partire dalla terra. Nel corso della sua lunga storia la città ha saputo espandersi senza perdere di vista lo stretto legame con le campagne che la circondano, instaurando con esse un rapporto di interdipendenza.

Che Milano sia una Città che Cambia è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi decenni, al pari delle altre grandi metropoli del mondo, Milano ha cominciato ad essere la destinazione di genti partite da Paesi anche molto distanti geograficamente. Questo fenomeno, naturalmente, sta producendo dei cambiamenti nella cultura cittadina, che diventando multietnica promuove la formazione della domanda di nuovi prodotti alimentari prima quasi sconosciuti, per soddisfare esigenze diversificate.

In questo contesto culturalmente stimolante e scientificamente ancora poco esplorato, si inserisce il contributo del prof. Stefano Bocchi e del dott. Davide Cinquanta, entrambi facenti parte del DiSAA – Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali – dell’UNIMI.

L’agronomia è una scienza che dedica ampio spazio allo studio del complesso adattamento delle piante al clima e al suolo – il contesto pedo-climatico – in cui si sono evolute. Questo ambito, però, non è che uno dei tre pilastri in cui si articola l’approccio agronomico all’analisi dei sistemi colturali. Non si può infatti chiudere un discorso sopra una coltura e tutto ciò che le sta attorno senza considerare l’influenza che il mercato – domanda, offerta, consumatori, produttori e tutte le variabili che li caratterizzano – e l’aspetto legislativo – le politiche internazionali, comunitarie (PAC) e regionali in materia agricola – esercitano su di essa.

Gli studi di N. I. Vavilov (Mosca 1887, Saratov 1943) rivoluzionarono le conoscenze in ambito agricolo di quell’epoca, introducendo per la prima volta il concetto di origine delle colture e di centro di diffusione. L’agronomo e botanico russo si accorse anche che le piante, dopo essersi diffuse, portavano avanti il loro processo di evoluzione adattandosi all’ambiente, al clima e al suolo presenti nel luogo ove si trovavano. Questo processo ha configurato nel corso dei secoli la biodiversità e la agro-biodiversità che si possono constatare oggi.

lombardiaQuesto processo può essere osservato con particolare intensità in Lombardia, una regione lontana dai grandi centri di origine e diffusione delle colture, ma dalla consolidata vocazione agricola, con una biodiversità locale di tutto rispetto e culla di eccellenze agro-alimentari. È interessante, infatti, riflettere sul fatto che la pianura lombarda ha sviluppato la sua fortuna su colture quali il frumento, il riso, il mais, ortaggi quali zucche, zucchine, cetrioli, peperoni, pomodori e patate, legumi come il fagiolo e la soia, nessuna delle quali è una pianta autoctona della regione. Il frumento e l’orzo sono arrivati dal Vicino Oriente nel neolitico, in seguito all’espansione della rivoluzione agricola attraverso l’Europa. Il riso è la coltura su cui sono fiorite le civiltà dell’Estremo Oriente e comincia ad essere coltivato in Lombardia nel XV secolo, forse grazie agli Sforza, signori di Milano. Celebre è la rivoluzione alimentare portata dalle scoperte geografiche, con l’introduzione nel Vecchio Mondo di mais, patata, pomodoro, peperone e tante altre specie di origini americane.

La Lombardia, tuttavia, è un territorio dalle caratteristiche peculiari, così diversificato da offrire a colture provenienti da ambienti esotici e dal clima tropicale un’ampia gamma di possibilità di adattamento. In primo luogo, si colloca a cavallo del 45° parallelo, a metà strada quindi tra le aree geografiche con le condizioni climatiche più estreme. Nel territorio lombardo inoltre si ha la possibilità di trovare un’ampia varietà di paesaggi, dalla pianura all’alta montagna al mite ambiente lacustre, con una ricca diversità di condizioni pedo-climatiche. Ciò amplifica la probabilità per una specie vegetale proveniente dall’esterno di trovare una nicchia in cui prosperare.

Nel caso particolare della metropoli milanese, il fenomeno dell’immigrazione di massa da Paesi stranieri è relativamente recente, cominciato pochi decenni fa, alla fine del secolo scorso. Questo nuovo e importante afflusso di persone di diverse culture potrebbe costituire l’innesco di una rivoluzione alimentare, analoga a quelle avvenute in passato. Nel corso di un’intervista svolta nell’ambito del presente progetto, Nutrire la Città che Cambia, una rifugiata politica cilena ha evidenziato in modo emblematico che “Gli stranieri che arrivano portano sempre nel loro bagaglio qualche seme”.

Milano ed il territorio a vocazione agricola che la circonda sono tradizionalmente legati da uno stretto sistema di relazioni e scambi. Il cambiamento nel tessuto sociale urbano si riflette nel complesso sistema dualistico di relazioni tra città e campagna, che deve adeguarsi alle nuove esigenze, tra cui le abitudini alimentari. Questo sarà per il territorio un fondamentale fattore di innovazione, su vasta scala e più livelli.

Non si tratterà solamente di un’innovazione di prodotto, ossia della mera introduzione di nuovi prodotti agricoli nei mercati e sulle tavole dei milanesi, ma anche di innovazione di processo, dal momento che questo tipo di produzioni avrà le proprie esigenze colturali, e richiederà necessariamente l’introduzione e lo sviluppo di tecniche diverse. Non è azzardato prevedere, e auspicare, che nuovi prodotti e nuove tecniche si tradurranno in un’innovazione dell’intero sistema, con la formazione di nuovi equilibri e dinamiche nel sistema città-campagna.

Il lavoro del gruppo di ricerca universitario coinvolto nel presente progetto consiste nello studio approfondito di tutte le variabili che possono influire su tale processo di innovazione, e nella determinazione della fattibilità delle varie iniziative di introduzione di nuove specie vegetali a scopo produttivo e alimentare.

Il primo passo nel processo di studio è la conoscenza approfondita, attraverso la letteratura scientifica disponibile a livello mondiale, delle piante interessate al progetto. Allo stesso tempo è necessario determinare l’impatto che l’introduzione di tali colture potrebbe provocare sull’agro-ecosistema locale, in termini di alterazione degli equilibri ecologici, effetti sulla biodiversità, diffusione di nuovi agenti patogeni, e adattabilità alle condizioni pedo-climatiche.

In seguito alla valutazione e alla scelta se dare al nuovo sistema colturale un’impostazione produttiva convenzionale, integrata – in linea con le indicazioni comunitarie – o biologica, si procede a pianificare la preparazione del letto di semina, la fertilizzazione, la gestione delle avventizie ed il controllo degli stress biotici e abiotici. È importante considerare anche la corretta organizzazione dell’operazione di raccolta e della fase del post-raccolta.

Ultimo passaggio, ma non meno importante, è la valutazione socio-economica dell’impatto della nuova coltura sul sistema campagna-città milanese. In questa fase è necessario svolgere conti colturali per verificare che l’operazione sia sostenibile, e di conseguenza riflettere sulle conseguenze che la sua introduzione sul mercato possa avere sugli equilibri sociali ed economici sia delle comunità straniere, sia dei milanesi di più lunga data.

Il lavoro del gruppo universitario guidato dal prof. Bocchi prenderà in considerazione alcune tra le colture esotiche più conosciute e diffuse tra le comunità straniere di Milano. Qualcuna di queste specie è già coltivata nei dintorni della città, ma non in modo sistematico e sufficiente a soddisfare la domanda. Si sta già dedicando molta attenzione ad approfondire la conoscenza dell’Ampalaya, una cucurbitacea asiatica; dei grani andini Amaranto e Quinoa; Mizuna e Pak-Choi, gustose insalate di origine orientale; l’Okra e il Teff, rispettivamente un frutto e un cereale entrambi provenienti dall’Africa Subsahariana; il Coriandolo, una spezia non molto diffusa nella tradizione lombarda, ma molto apprezzata dalle cucine etniche.

(*) Prof. Stefano Bocchi – Università degli Studi di Milano – DiSAA Milano;  Dott. Davide Cinquanta – Università degli Studi di Milano – DiSAA

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