Life experience

Un’esperienza di vita da raccontare – di Federico Montanari (*)

Federico Montanari

Quando Carlo Alberto Rinolfi (presidente dell’associazione MondoHonline, ndr) mi ha proposto di scrivere un pezzo sull’esperienza dell’incidente, non ho esitato neanche per un istante, ho subito accettato la proposta. Perché credo che un’esperienza come la mia valga la pena di essere raccontata, non fosse altro perché possa essere di aiuto a qualcun altro che sta vivendo una situazione simile alla mia.

L’INCIDENTE

Premessa: quello che verrà raccontato a partire da questo punto fino ai primi giorni del risveglio è basato su ciò che mi è stato raccontato da genitori, amici e parenti. Io ho un ‘buco nero’ nella mia memoria di circa quaranta giorni.

Il tutto è iniziato da  una cena tra amici a Predazzo (Trento), Trentino Alto-Adige, la sera del 12 marzo 2010. Io all’epoca studiavo a Milano, la mia fidanzata di allora aveva una casa in questa località di montagna. Così decidemmo un week-end di marzo di andare qualche giorno in villeggiatura tra amici. La prima sera della nostra vacanza siamo andati a mangiare in una baita. Al termine della cena ci sono state proposte due modalità per tornare a valle: a bordo di una motoslitta guidata dal personale del ristorante  oppure, ben più allettante per un gruppo di ragazzi da 24 ai 28 anni, di scendere ognuno a bordo del proprio slittino, per poi ritrovarsi tutti al termine della pista.

(Purtroppo) noi abbiamo scelto la seconda opzione, così ognuno di noi è salito sul suo mezzo di trasporto. Da lì a poco sarebbe accaduto l’evento che mi avrebbe cambiato l’esistenza. Arrivato quasi al termine della pista, quindi avendo praticamente portato a termine la missione ‘ritorno a valle’, ho ben pensato di vivacizzare un po’ la serata: sono andato a sbattere contro una motoslitta parcheggiata fuori posto alla fine della pista. L’impatto è stato così violento che sono entrato in coma immediatamente, stato mantenuto per 25 lunghissimi giorni (chiaramente per chi mi era vicino, non per me).

I  miei amici erano pietrificati dalla scena a cui avevano appena assistito. Quindi non erano abbastanza lucidi da riuscire a prestarmi alcun tipo di soccorso ma per fortuna hanno chiamato subito l’ambulanza. E’ a  questo punto che è successo qualcosa che mi ha fatto credere che ci sono degli Angeli Custodi che lavorano per noi (amo pensare che la più importante di questi sia la mia nonna Bruna),  almeno a me piace pensarla così. Infatti subito dietro di me stavano scendendo due medici cecoslovacchi, marito e moglie, che sentendo le grida sono accorsi e mi hanno garantito i primi soccorsi in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.  Probabilmente è a loro che devo una  parte della mia condizione fisica attuale, in quanto garantendomi la pervietà delle vie aeree hanno evitato i danni da ipossia cerebrale (questo me lo ha spiegato mia madre, pediatra) .

All’arrivo dell’ambulanza, che di notte, in montagna, non è rapida come in centro a Milano, sono stato accompagnato all’ospedale più vicino, Cavalese e da qui, viste le mie gravi condizioni, a Trento. Qui sono stato ricoverato in Rianimazione dove sono rimasto fino al 31 Marzo. Mi hanno detto che il personale di questo reparto è stato eccezionale, inoltre quotidianamente ricevevo visite di amici (che nei primi giorni sono stati accampati in sala d’attesa) oltre naturalmente dei miei genitori. Loro mi parlavano, accarezzavano, baciavano e io nulla ma…dopo 15 giorni di sonno profondo ho deciso di aprire gli occhi (senza uscire dal coma) e questo segnale ha permesso il mio trasferimento presso il Centro di Riabilitazione per i Gravi Traumi Cranici di S. Giorgio, a Ferrara.

LA RIABILITAZIONE

A partire da qualche giorno dopo il  trasferimento a Ferrara, inizio nuovamente ad avere ricordi. Il primo ricordo post-incidente che ho, precisamente dal 7 aprile quando sono uscito completamente dal coma, è relativo ad una vivace discussione su ‘I Simpson’ (cartone animato di origine statunitense, ndr) col  mio compagno di stanza di allora,  Elia, un ragazzo di qualche anno più giovane di me, che aveva avuto un incidente in macchina, riportando danni cerebrali più profondi dei miei.

Dopo di lui ho avuto altri due compagni di stanza: entrambi reduci da Ictus, uno molto più grande di me, sui 65-70 anni, mentre con il secondo la differenza di età era minore: era sui 50-55 anni. In generale, con tutti i miei  compagni di stanza ho avuto un ottimo rapporto. Ovviamente diverso tra due ragazzi quasi coetanei, piuttosto che tra un ‘nonno’ e un ‘nipote’, ma comunque sempre bellissimo.

Sicuramente dal condividere una stanza di Ospedale ho imparato molto sulla “tolleranza”, sulla “condivisione”, sull’adattarsi a situazioni/persone completamente diverse da quelle a cui ero abituato. Il bello e, alcune volte, il brutto di condividere la stanza con persone mai viste prima è proprio questo: il dover cambiare le proprie abitudini per non ‘urtare’ il prossimo ed imparare ad accettare alcune consuetudini altrui. In cambio, tra due pazienti-coinquilini in una camera di ospedale, il più delle volte si viene ad instaurare un rapporto che difficilmente si potrebbe ricreare al di fuori delle mura di un ospedale.

Oltre ai ‘compagni di stanza’ ho conosciuto molte altre splendide persone: dagli altri pazienti ricoverati nel mio stesso periodo, ai vari medici e personale para medico, per finire con gli addetti alla cucina e alle pulizie. Persone splendide che non avrei conosciuto altrimenti, e lo avrei rimpianto col senno di poi….vale a dire non tutto il male vien per nuocere.

LA RINASCITA

Credo che l’espressione usata dai miei genitori per descrivere questa fase della mia vita sia parecchio indicativa: “Quando ti sei svegliato dal coma, è come se fossi nato una seconda volta. Sia per la gioia suscitata in noi che ti stavamo vicini, sia perché hai dovuto imparare a ri-fare  attività basilari come deve fare un neonato”. Mi riferisco ad esempio al  mangiare: ho iniziato con cibi liquidi, poi semiliquidi e infine sono passato ai cibi solidi; il camminare: inizialmente mi sedevano sulla carrozzina, poi sono passato al tetrapode  (bastone a quattro puntali), poi al mono-puntale, ed infine senza alcun aiuto. Il processo della “deambulazione” non è ancora terminato del tutto: ancora oggi, a distanza di tre anni dall’incidente, non riesco a ‘correre’. Il mio cervello non dà i giusti ‘input’ agli arti inferiori. Ma in prospettiva mi hanno tranquillizzato dicendomi che un giorno, con molte probabilità, tornerò a correre.

Non mi ero mai reso conto di quanto fosse bello passeggiare in campagna o, meglio ancora, andare in bicicletta. E’ proprio vero che non ci si rende conto di quello che si ha finché non lo si perde…Naturalmente se ho potuto raggiungere questi risultati è stato sì grazie alla mia forza di volontà (vi assicuro che i momenti di crisi e paura sono stati tanti), ma anche al supporto costante della mia famiglia e degli amici e all’ottimo lavoro di  tutto lo staff del S. Giorgio che ha sempre creduto in me. Insomma è stato un ottimo lavoro di squadra!

TORNARE AGLI STUDI

Oltre alla riabilitazione ‘fisica’ c’è stata anche quella ‘mentale’, cosa di non poco conto. Sono partito dal non ricordarmi alla sera cosa avevo fatto alla mattina, per arrivare ora ad essere sul punto  iniziare un Master in UK, in lingua inglese, una lingua diversa dalla mia ‘nativa’.

Ma andiamo con ordine: quando ero ricoverato al S. Giorgio, come detto, oltre a tutto il resto avevo anche gravi problemi con la memoria, per cui ho dovuto reimparare a riallenarla. In questo è stato fondamentale l’aiuto di Velleda e Roberta (esperte nei disturbi del linguaggio) e con tanta fatica (vi assicuro proprio tanta), tempo e pazienza da parte delle mie educatrici siamo riusciti a  riportarla ad un livello idoneo ad uno studente universitario.

Il dott. Federico Montanari

Quando ho avuto l’incidente ero all’ultimo anno per il conseguimento della mia laurea in Economia Aziendale, all’università Bocconi di Milano, mi mancavano 7 esami alla fine. Io scalpitavo per riprendere gli esami, tutti mi dicevano di aspettare, di avere pazienza (forse temevano la mia reazione in caso di bocciatura) ma io ce l’ho messa tutta e così il 31 gennaio 2011 ( 10 mesi dopo l’incidente…) ho dato il mio primo esame della mia seconda vita: ”Management e Fund Raising dell’Impresa Sociale No Profit”.

E’ stato uno degli esami più belli di tutta la mia carriera universitaria: forse per la materia in sé (che ha suscitato e genera ancora molto interesse in me), forse perché è stato ed è una grande conquista  ma credo soprattutto perché grazie all’esame ho conosciuto un Professore con grandi doti di umanità e professionalità, tanto che è con lui che ho preparato la mia tesi finale (titolo: La ricerca scientifica e il ruolo del No Profit). Devo però dire che oltre al Prof. G. Fiorentini in questa mia seconda vita universitaria ho avuto la fortuna di conoscere anche tante altre “belle“ persone: fra queste, occupa un posto importante la Prof.ssa L. Gori. In questo caso è nata un’amicizia preziosa che è andata ben oltre l’esame in sé: è grazie a lei che ho conosciuto MondoHOnline e quindi il mitico Carlo Alberto….

E così uno dopo l’altro (ripeto, con tanta fatica) ho finito tutti i miei esami e il 25.01.2013 sono stato proclamato Dottore in Economia Aziendale. Giunto a questo punto ho capito che forse potevo realizzare il sogno che avevo anche prima dell’incidente e cioè fare un Master all’estero. Ho scelto la Scozia e il 1° marzo sono partito per un’altra  nuova avventura.

I primi 2-3 mesi sono stati i più difficili: adattarsi a usi e abitudini diverse dalle proprie non è facile ma le cose sono andate sempre migliorando sia a livello di lingua, sia a livello di interazione con la nuova cultura. Il mio obbiettivo principale è stato studiare per raggiungere il punteggio all’esame IELTS che la maggior parte delle università richiede. Ora che ci sono arrivato, posso iniziare un Master a gennaio. Sarà una bella sfida ma non vedo l’ora di iniziarla.

INSEGNAMENTO

Da questa mia esperienza, fatta di tanta sofferenza ma anche di tanti “doni”, posso ricavare molti insegnamenti:

1)     scendere con lo slittino di notte dalla cima di una montagna non è (mai) una buona  idea;

2)     la ‘famiglia’ è il vincolo affettivo più importante che si ha. I membri della tua famiglia sai che ci saranno ‘sempre e comunque’ nei momenti belli ma soprattutto in quelli brutti;

3)     difficilmente una persona può avere più ‘amici veri’ rispetto alle dita di una mano (raro due). Io ho vissuto sulla mia pelle che il dolore fa scappare molte persone. Si fa presto a rimanere amico di un simpatico ‘cazzone’ (definiscesi con il suddetto termine una persona sempre pronta allo scherzo e ritenuta dai più simpatica…). E’ un po’ più difficile quando è  il suddetto ad avere bisogno di aiuto, di conforto, e così piano piano gli  amici si riducono e restano solo i “Veri”. Ma grazie all’incidente ho sì perso amici ma ne ho di certo trovati altri ben più preziosi!

4)     è quando sei stato sul punto di perdere tutto che, se si presta più attenzione al mondo che ci circonda, si capisce quanto in realtà la vita sia bella e preziosa e valga la pena di essere vissuta attentamente. E probabilmente merita più attenzione e rispetto  di quanta gliene avessi dato fino al momento dell’incidente;

5)     bisogna cercare di aver concluso tutto quello che si poteva concludere prima di andare a letto ogni sera. Non andare a letto con troppe cose irrisolte, o relazioni affettive bisognose di ‘chiarimenti.’ Si sa quando e dove ci si addormenta, è probabile che non sempre si sappia se e quando ci si sveglierà.

Direi che questi punti possono riassumere quello che ho  imparato da questa esperienza di vita. Spero che il mio racconto possa essere d’aiuto per chi si trova molto vicino al punto di mandare all’aria tutto, sia perché durante la sua riabilitazione sta incontrando più difficoltà di quelle che pensava e quindi vuole mollare (è capitato anche a me) ma anche per chi, pur non avendo alcuna malattia, si trova a vivere in situazioni di difficoltà e pensa di arrendersi.

(*) Dottore in Economia Aziendale – Mondohonline

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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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Una risposta a Life experience

  1. Anna M Cassanmagnago ha detto:

    Federico, grazie per aver condiviso la tua sofferenza con tutti noi. Ci siamo incontrati alla Bocconi per i due corsi online lo scorso anno e ho capito subito che sei una persona speciale.
    Ti auguro che tu possa realizzare anche il sogno del Master in Scozia (Edimburgo?), ma sono sicura che ce la farai.
    Per ora, Buon Natale e un felice e prosperoso 2014.
    Anna M Cassanmagago

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