Russia: cibo e identità

Russia: cibo e identità – di Fabio Gualandri (*)

La traduzione di uno deiGrigoriev_Village motti che immancabilmente sancisce sconsolato il termine di un dibattito che aspiri a dar conto, con razionalità, delle vicende attorno a cui danza Natasha, suona in italiano più o meno così: “La Russia non può essere capita col cervello ma solo compresa col cuore”. L’Orsa Maggiore sovrasta il firmamento boreale delle terre abitate, abbigliata con un cappotto di pelliccia siberiana e seduta comodamente su  due continenti, il capo affacciato sull’Europa dal Palazzo d’Inverno, il cuore protetto dalle invitte mura del Cremlino, le zampe poggiate sul Caucaso e ripiegate sulla steppa.

La tentazione di reificare in forme viventi le comunità umane è antica quanto le figure retoriche e confortevole come una sauna invernale per riscaldarsi con schemi intellegibili e ripararsi dallo straniante candore dell’ignoto. Viene però il sospetto che non ci sarebbe modo di descrivere in maniera più accurata la patria del formalismo e della poetica dell’infinito che con l’indefinitezza allusiva di disegni allegorici.

Solo se si ha in sorte d’incontrare uno di quei personaggi intensi e spirituali che popolano la letteratura russa e il paese profondo, seduto su qualche panca di legno in qualche villaggio ai margini della selva di conifere in eterna attesa di un pullmino che solo Dio sa se si concederà al viaggiante, si può cogliere per un istante il rapporto che ogni abitante della terra russa intrattiene con quell’entità trascendente inafferrabile e consustanziale al suo secolare genius loci.

Questa anima ancestrale, lacerata dalla storia e sconvolta dalle rivoluzioni, è l’ombra attraverso cui si muove in controluce il profilo della nuova Russia procedendo incerto ed errabondo alla stregua dei suoi santi pazzi, gli Jurodivyj, che vagavano sofferenti esibendo le proprie afflizioni, abbandonando le comodità della vita sedentaria e scegliendo il nomadismo fisico ed intellettuale.

La Federazione e il crogiuolo di popoli che vi abitano giacciono come reliquia di un impero sproporzionato, che, dalla matrice europea, trovandosi privo di barriere geografiche naturali fu libero di estendersi in ogni direzione, inglobando un mosaico etnico di cui oggi non si riesce ad avere ragione se non riaccostandone i pezzi in frantumi sparsi su tutta la tavola eurasiatica.

Riflesse nello specchio della propria identità smarrita ritornano, come fantasmi che si erano nascosti fra le stanze della storia, le opposizioni di natura quasi hegeliana fra zapadniki e slavjanofily ovvero tra occidentalisti e slavofili, contrapposte visioni del mondo prive apparentemente di sintesi, che sotto composite sembianze ricompaiono per configurare il dibattito intellettuale contemporaneo.

Gli Slavofili erano gli alfieri dell’immobilità “asiatica” dei russi, dell’unità organica di popolo e potere e del perseguimento di una tradizione comunitaria mentre l’ultima qualità difesa da questa corrente, ovvero il potere messianico della Russia nei confronti delle altre nazioni che caratterizzava le posizioni del XIX secolo, è stato traumaticamente abbandonato a causa dell’impotenza e dell’umiliazione seguita al collasso dell’Unione Sovietica.

Gli Occidentalisti hanno sempre avuto in animo di aprire la finestra al soffio d’Europa cui ha spalancato la porta l’opera innovatrice di Pietro il Grande e ai tempi di Tolstoj come oggi, si fanno propugnatori della ličnost’, l’individualismo liberale, contrapponendolo al collettivismo “orientale”.

Si badi che un titano barcollante fra Levante e Ponente berrà e consumerà quanto lo spirito del suo tempo predilige al desco. Gli usi e i costumi nutrizionali della Russia sono influenzati sia dalle correnti culturali sia da fattori strutturali di natura geografica.

Sulla base di una alimentazione variamente condizionata dai microclimi regionali ma invariabilmente imperniata su ortaggi e cereali, ingredienti fondamentali per la varietà di polente, insalate e zuppe che costituiscono il nocciolo duro della cucina russa, si innestano da un lato i piatti autoctoni delle varie etnie e credenze stanziati nello smisurato territorio appartenente al vecchio impero zarista e dall’altro le innovazioni e le importazioni provenienti principalmente da ovest.

La tradizione ortodossa, che imponeva lunghi periodi di digiuno, ha limitato l’ingresso delle carni nell’alimentazione mentre, favoriti dalla presenza di un manto forestale esteso e di una rete fluviale capillare, è prevalso il consumo di piatti magri: nella dieta tipica della Russia contadina agli ortaggi e alle granaglie si uniscono i prodotti naturali o derivati della macchia e del fiume fra cui troneggiano i funghi, il miele, i frutti di bosco (da cui ottengono le marmellate e le bevande fruttate del mors, del kvas e del kompot) ed il pesce preparato in mille varianti differenti, dal vapore alla brace. La gemma della corona è ovviamente il pregiato caviale, rosso o nero.

Ciononostante l’allevamento praticato in forma estensiva forniva la materia prima dei latticini da cui si creano le ricotte e il preparato principe, la salsa acida chiamata smetana, usata per condire le celeberrime zuppe, veri e propri piatti nazionali dove spiccano pietanze quali lo Šči, la botvin’ja e il rassol’nik oppure i ravioli di pasta, detti pelmen’i.

cibo russoNel grembo del suolo, la Santa Madre protegge dal gelo una cornucopia di granaglie di diversa foggia e qualità da cui si partoriscono derrate di panetteria e si conserva l’Angelo infernale della regina dei liquori, la vodka, distillato di patate e cereali. Consumata durante i pasti ma anche al margine delle strade, è ancora, assieme ad altri superalcolici di importazione, il flagello che pervade funestamente la società e corrode ogni aspirazione del paese a ridestarsi, sino a determinare uno squilibrio demografico fra uomini e donne, meno avvezze a guardare dentro i cerchi del bicchiere.

Se il biologo inglese Richard Owen a fine Ottocento faceva notare che “La relazione tra un russo e una bottiglia di vodka è per dire poco mistica”, è palese anche all’occhio di un uomo di scienza questo rapporto agrodolce e metafisico della stirpe di Igor verso la sua acquavite.

Le abitudini avite della popolazione sono state radicalmente intaccate dalla nouvelle vague degli anni post-sovietici e il prevalere dell’occidentalismo culturale ha modificato la dieta soprattutto nelle grandi città della Russia europea.

Le élites degli oligarchi e dei “nuovi russi” hanno elevato a simbolo del proprio status l’acquisto di beni alimentari di lusso e una classe media urbana emergente, esito degli anni di stabilità e progressiva ripresa economica dell’era putiniana,  ha stimolato il consumo di carne e grassi. Ma l’esterofilia e lo stile di vita più frenetico, per adattarsi ai ritmi del mercato, ha purtroppo insinuato nelle abitudini alimentari anche il “cibo spazzatura”, una piaga che affligge tutto il pianeta, raffigurato icasticamente dalla M che scintilla nella Piazza Rossa e venerato da torme di giovani adoranti negli anni del passaggio di regime.

La bilancia culturale, che non si evince solo dai nomi di diverse pietanze o componenti, è forse la chiave di volta per comprendere il percorso futuro e il tragitto passato di un popolo vessato dalla storia, costretto a cambiare rotta dopo ogni rovescio, senza mai però incrociare veramente la nostra.

D’altronde В Росси’и купола кроют чи’стым золотом, чтобы ча’ще Госпо’дь замеча’л ovvero “in Russia, le cupole sono ricoperte d’oro affinché Dio le noti più spesso”.

(*) Area relazioni internazionali Mondohonline

Annunci

Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
Questa voce è stata pubblicata in nutrizione e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...