Clima: roadmap UE

Cambiamenti climatici: da dove parte e dove porta la ‘roadmap’ dell’Europa – di Franca Castellini Bendoni (*)

gas-serra 2Le azioni intraprese dalla UE in materia di clima partono dal presupposto che dal 1850, da quando cioè si è cominciato a registrare l’andamento del clima,  la temperatura globale media risulta cresciuta di 0.85°. Dalla metà del  secolo scorso  le concentrazioni di gas serra hanno avuto un’impennata, l’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, il livello di nevi e ghiacci è diminuito, il livello dei mari si è innalzato.

Sulla base di queste convinzioni gli scienziati più seguiti dalla UE avvertono che se non si riducono in maniera significativa le emissioni di gas serra, alla fine di questo secolo il riscaldamento globale potrebbe essere di 2°C superiore alle medie temperature del periodo pre-industriale (1850-1900), o addirittura arrivare a +5°C, con il rischio di conseguenze nefaste per l’ambiente globale: innalzamento delle acque che minaccerebbe isole, terreni, aree urbane e città costiere densamente popolati, gravi ondate di siccità che minerebbero raccolti e allevamenti, piogge torrenziali che porterebbero a imponenti inondazioni, con gravi ripercussioni sulle popolazioni, soprattutto le più povere, in termini di pesanti difficoltà economiche, e conseguenze sulla salute, sulla perdita di biodiversità, ecc.

E’ sulla base di questi scenari decisamente poco rassicuranti, quasi catastrofici, che la comunità internazionale ha dichiarato in più occasioni di aver preso coscienza della necessità di contenere il riscaldamento globale sotto la fatidica soglia dei 2°C.

Cosa fa l’Europa?

Con l’obiettivo di implementare sistemi e metodi efficienti che rendano l’Europa più ‘amica’ dell’ambiente e meno energivora, la Commissione Europea  ha progettato una roadmap per ridurre – entro il 2050 – gran parte delle emissioni di gas serra puntando su tecnologie pulite, il futuro dell’economia europea.

Nel breve periodo (2020), l’UE ha approvato un programma per il settore cambiamenti climatici e sostenibilità energetica con i seguenti obiettivi:

– riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990

– 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili

– aumento del 20% dell’efficienza energetica.

Le rilevazioni condotte dall’UE prevedono una positiva tendenza della riduzione dei gas serra:

Trend del totale di emissioni di gas serra nella UE‑15 e UE‑27, esclusi i LULUCF (2):

Trends

A livello dei singoli paesi, le rilevazioni UE  mostrano il cambiamento delle emissioni totali di gas serra (senza LULUCF), nel periodo 1990-2012:

emissioni per paese

Con la roadmap al 2050 l’Unione Europea guarda oltre l’obiettivo di breve periodo e intende mettere a punto un percorso ‘cost-effective’ che porti a tagli più consistenti delle emissioni entro la metà del secolo per far sì che il riscaldamento globale non superi i fatidici 2°C. Tutte le maggiori economie dei paesi membri dovranno lavorare in questa direzione e la  Commissione presenterà proposte concrete di strategie a lungo termine per promuovere un utilizzo efficiente delle risorse in settori quali l’energia, i trasporti e l’ambiente e invita il Consiglio, il Parlamento europeo, i Parlamenti nazionali, il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale europeo e gli altri portatori d’interessi a dare il loro contributo.

La roadmap 2050 prevede un possibile taglio delle emissioni dell’80% rispetto ai livelli 1990. Per raggiungere l’obiettivo, ha posto i seguenti traguardi intermedi: -40% entro il 2030, -60% entro il 2040. Tutti i settori economici dovranno contribuire al raggiungimento degli obiettivi. La riduzione delle emissioni dovrà gradualmente aumentare di circa 1 punto percentuale nella prima decade, 1,5 punti percentuali nella seconda decade fino al 2030, fino ai 2 punti percentuali nelle ultime due decadi fino al 2050, secondo il seguente  schema per settore:

roadmap UE

roadmap UE

In un’economia a bassa emissione di carbonio si vivrà in edifici con bassi consumi energetici e con ridotte emissioni di carbonio grazie a sistemi intelligenti di riscaldamento e di raffreddamento, le strade saranno percorse da auto ibride ed elettriche, l’aria delle città sarà più pulita anche grazie a trasporti pubblici più efficienti.

Non sembrano essere obiettivi irraggiungibili: molte delle tecnologie che possono portare a questi risultati sono già disponibili, ma hanno bisogno di ulteriori sviluppi. Senza dimenticare che portano con sé anche un minor sfruttamento delle risorse essenziali (petrolio, materie prime, suolo e acqua) e possono dare l’impulso a tecniche innovative per lo stoccaggio, quali ad esempio il Carbon capture and geological storage (CCS), una tecnica  anti-CO₂ che ‘intrappola’ il diossido di carbonio (o anidride carbonica) al momento dell’emissione, lo comprime, lo trasporta ad un sito specifico dove viene iniettato nel terreno.

CCS

Questa tecnologia ha un potenziale significativo come tecnica per mitigare i cambiamenti climatici soprattutto nei paesi con estese riserve di combustibili fossili e domanda energetica in rapido aumento. In Europa le minori emissioni di CO₂ ottenute con il metodo CCS nel 2030 potrebbero costituire il  15% del totale delle riduzioni richieste.

Sul fronte economico, una maggior produzione europea di energia da risorse rinnovabili farebbe diminuire il grado di dipendenza dell’Europa dalle costose importazioni di petrolio e gas e renderla meno vulnerabile alle oscillazioni dei loro prezzi. In media, si stima che nei prossimi 40 anni l’UE potrebbe risparmiare annualmente 175-320 miliardi di euro sulla sua  ‘bolletta energetica’.

La transizione ad un’economia a bassa emissione di carbonio potrà avere  un effetto trainante sugli investimenti in tecnologie innovative e ‘pulite’ per approvvigionamenti energetici con tasso inquinante basso o nullo. In termini economici,  l’Europa dovrà aumentare gli investimenti in media di 270 miliardi di euro, pari all’1,5% del PNL annuo, nei prossimi quarant’anni. Questo investimento addizionale porterebbe l’Europa ai livelli pre-crisi e, prevedibilmente, stimolerebbe la crescita di molti settori manifatturieri e dei servizi ambientali. Si stima che se i governi utilizzassero i ricavi derivanti dalle tasse sulle emissioni inquinanti e/o dalla vendita delle quote di emissioni per ridurre i costi del lavoro, al 2020 potrebbero venire a crearsi fino a 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro.

(*) Mondohonline

(1) Fonte: http://ec.europa.eu/clima/policies/roadmap/index_en.htm

(2) Utilizzo del territorio, variazione della destinazione d’uso e silvicoltura (LULUCF-Land use, land-use change and forestry): è così definito dal Climate Change Secretariat delle Nazioni Unite come “Inventario del gas serra sulle emissioni e eliminazione di gas serra risultati dall’uso del suolo indotto dall’uomo, i cambi d’uso, la silvicoltura”. Le attività nel settore LULUCF possono fornire un modo relativamente economico di compensazione delle emissioni, sia aumentando le rimozioni dei gas serra dall’atmosfera (ad esempio piantando alberi o la gestione delle foreste), o riducendo le emissioni (ad esempio attraverso il contenimento della deforestazione) – United Nations, Framework Convention on Climate Change.

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