Crisi finanziaria e produzioni agricole

Crisi finanziaria e produzioni agricole :  Politiche finanziarie e loro ruolo sui mercati delle derrate alimentari. Previsioni fino al 2020 delle istituzioni preposte. Elementi per la regolazione dei mercati ed effetti sulle aree urbane. Influenza delle tecniche e peso delle biotecnologie –  di  Luciano Segre (*)

agricoltura

I problemi di nutrizione da affrontare sono per certi aspetti analoghi a quelli del passato, pur in presenza di un nuovo e impressionante incremento demografico, e cioè di come assicurare un’alimentazione sufficiente a un numero di abitanti sempre maggiore ( secondo l’ONU dai 2,5 miliardi  di persone del 1950 agli attuali 7 miliardi con una tendenza complessiva ancora crescente, anche se ad un ritmo che nei prossimi anni potrebbe rivelarsi inferiore, e che, secondo i demografi, si stabilizzerebbe ipoteticamente verso il 2100 intorno ai 10 miliardi di individui ).

Crisii finanziaria 2Alcuni affermano che attualmente la quantità di nutrimento sarebbe sufficiente per le esigenze del complesso del mondo, ma è certo che contemporaneamente i prezzi troppo elevati impediscono a una parte notevole di abitanti di nutrirsi come sarebbe necessario. Già nel 1998 Amartya Sen dimostrò che sono le politiche economiche e produttive a provocare le carestie e la nutrizione insufficiente. Tant’è vero che sono spesso i paesi dove la fame fa strage ad essere insieme esportatori di prodotti alimentari che gli abitanti locali non sono in grado di acquistare. Ma ora, in un periodo in cui la crisi finanziaria internazionale ha influito sull’insieme del sistema economico, sembra opportuno considerarne i riflessi – anche profondi – sull’economia agraria e sul mercato delle produzioni alimentari in particolare, nonché sui picchi dei loro prezzi.

Rapporto sull’andamento dei prezzi delle commodities agricole (1972 – 2011) CIA

dinamica prezzi mangimiNon vi è tuttavia unanimità di pareri sul rapporto fra crisi finanziaria e effetti sui prezzi. Esistono, da un canto, contratti particolarmente complessi che implicano variabili e modelli econometrici che in questa sede non è il caso di affrontare e, dall’altro, contratti fondati sui “future” oramai affermatisi da un’epoca abbastanza lontana, ma non per questo meno validi e che è opportuno considerare, anche tenendo conto della loro crescente diffusione. I contratti di questo genere sono almeno due. Gli operatori che si accordano per vendere o acquistare prodotti, chiamati “sottostanti“, in una data futura e ad un prezzo definito in anticipo. Il guadagno, in tal caso, proviene dalla variazione di prezzo fra quello di mercato e quello stabilito anticipatamente. Ciò fa sì che i contratti di questo tipo non incidano sulle variazioni dei prezzi delle derrate alimentari, che sono, invece, dipendenti dalle modifiche di quelli delle borse merci. Qui si verificano posizioni speculative se chi investe, dopo essersi assicurato il possesso in borsa di un alto numero di contratti derivati, prelevi dal mercato notevoli quantità di materia prima, facendone conseguire un incremento nel valore del “future” e dei rispettivi guadagni. Si sa come anni orsono (nel 1989) la borsa di Chicago avesse messo sotto accusa  la Ferruzzi per aver acquistato, per pura speculazione, notevoli quantità di soia già immagazzinata, come pure di prodotti derivati (in modo virtuale, con finanziamento del sistema creditizio ).

Rapporto sull’andamento dei prezzi delle commodities agricole (1972 – 2011) CIA

crisi finanziaria 4Ma il “future” potrebbe invece considerarsi anche positivamente, cioè un modo per stabilizzare i prezzi del sistema alimentare – principalmente per i produttori e, in misura inferiore, per i  consumatori – una specie di assicurazione sull’avvenire – sempre  a condizione che si affermassero regole precise, come la necessaria presenza di una disponibilità reale del prodotto, e non com’è avvenuto negli USA dove, nel 2000, è stato eliminato l’obbligo dell’esistenza fisica, con conseguente volatilità dei prezzi degli alimenti e indebolimento dei poteri  delle autorità di controllo.

In realtà per contrastare a breve termine gli effetti della recessione economica, a seguito della crisi della finanza internazionale, almeno per ora, in attesa di riforme generali dell’impianto del sistema monetario e complessivo dei pagamenti – tanto urgente quanto di là da venire – si è costretti a ricorrere a misure tradizionali, cogliendo le possibilità di modernizzazione degli interventi, ancorché forse parziali e probabilmente non risolutivi.

Il suolo non si è ancora imparato a riprodurlo e a crearlo in modo serio: semmai,  da un lato bisognerebbe sforzarsi di conservare i terreni agricoli ora produttivi, e dall’altro come opporsi  alla loro eliminazione e semmai, considerato l’incremento demografico e i bisogni crescenti, riuscire a favorirne la produttività. La ricerca applicata per la nutrizione e l’agricoltura dovrà essere perseguita, ripresa e finanziata adeguatamente. La nutrizione dei vegetali dovrà poter disporre di un sistema di fertilizzazione ancora più razionale e meno deleterio per i suoli e per le acque che, a loro volta, si potrebbero sfruttare in modo parsimonioso e efficiente crisi finanziaria 5indirizzato verso più alimenti per ogni goccia d’acqua. La lotta contro le patologie vegetali e l’utilizzo di fitofarmaci e di interventi di sistemi integrati di contrasto all’azione dei parassiti dovrebbe essere estesa su larga scala anche alle agricolture meno progredite. Gli investimenti pubblici e privati potrebbero essere più razionali e fra loro coordinati. Inoltre sarebbe opportuno che si aprisse il capitolo della riduzione degli sprechi. Infatti in letteratura risulta che al consumo esso sia dell’ordine del 30-40% della produzione e di fatto uguale fra paesi più o meno sviluppati: la differenza si osserva piuttosto fra prima del consumo e dopo la raccolta per i meno sviluppati per via  della deficienza nei metodi di conservazione e di trasporto delle derrate. Di conseguenza,  sarebbe necessario considerare anche l’andamento dell’insieme delle filiere.

Non bisogna poi trascurare il peso dei disastri naturali dell’ultimo secolo che ha fatto registrare una crescente tendenza causata da variazioni del clima. La siccità, ad esempio, nell’America meridionale nel 2011 aveva ridotto in modo consistente la produzione di cereali in Brasile, Paraguay e in modo speciale in Argentina, provocando, di conseguenza, una forte contrazione nella produzione di carne, mentre in Ucraina, uno dei maggiori produttori mondiali, si prevedeva per l’anno 2012 un raccolto di frumento praticamente dimezzato.

E’ questa una delle maggiori ragioni che danno forza alla necessità di combattere le avversità climatiche anche con misure di moderni interventi basati sulle biotecnologie agrarie, allo scopo di rendere le produzioni più stabili a vantaggio delle politiche per il mantenimento delle scorte,  delle fluttuazioni dei prezzi e della riduzione della tendenza verso l’estensione della povertà e della sottonutrizione.

Le specie coltivate sono circa 7000, ma ne basterebbero una trentina per coprire il fabbisogno in calorie per nutrire quasi tutti gli abitanti del pianeta: il che implicherebbe la massima cura per la conservazione del germoplasma, in quanto la diversità genetica permette di ricercare e studiare come far fronte alle nuove e imprevedibili necessità nutrizionali che ci si troverà di volta in volta a dover affrontare.

Ma anche un’azione sui prezzi dei prodotti per la nutrizione sembra indispensabile e cioè un’informazione costante sulla loro formazione, attraverso l’accessibilità dell’insieme dei contratti finanziari e delle transazioni, per evitare interventi puramente speculativi come è spesso accaduto. Tuttavia è necessario prendere coscienza del fatto che produrre più prodotti non significa automaticamente nutrire tutti, ma, per farlo, bisogna agire sui redditi con politiche economiche di sviluppo rurale diversificate e specifiche, anche perché in molti paesi le aree di povertà possono rilevarsi sia al di fuori che all’interno di quelle urbanizzate. Ciò avvantaggerebbe tanto i rendimenti degli agricoltori che l’insieme delle produzioni principali.

In questo quadro complessivamente negativo, in cui la crisi economico finanziaria si è riflessa in modo sia pur diversificato nei modi, nei tempi, e nei valori sugli effetti agro-alimentari e sui rapporti fra megalopoli e campagna, non ci si può esimere dal porsi il problema di come affrontare l’avvenire che ci sta davanti, almeno per il prossimo decennio. La Direzione Agricoltura della Commissione Europea prevede che sino al 2020 l’incremento produttivo all’anno nella produzione cerealicola non andrà oltre lo 0,5% , le riserve saranno scarse, i prezzi superiori alla media e le condizioni di mercato poco flessibili. Ma ciò riguarda l’Europa, che costituisce solo una parte del sistema globale, dove i nuclei produttivi stanno mutando di direzione, non più dal nord verso il sud del mondo, ma verso i paesi di emergente sviluppo, cioè da sud a sud. Il che implica un modo diverso di orientare le previsioni la cui attendibilità sarebbe tanto più evanescente quanto maggiore il periodo considerato.

(*) Presidente Comitato Scientifico Mondohonline

“Nutrizione e città metropolitane “ Workshop  Mondohonline 17 marzo 2012″

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