Nutrirsi nel Chaco, in Paraguay

ChaceParaguay, Chaco: Nutrirsi ed essere una famiglia indigena in un mondo globalizzato – di Francesco Anichini (*)

Le popolazioni indigene del continente Latinoamericano sono altamente vulnerabili in termini nutrizionali; in questo articolo mi concentro in analizzare le condizioni di denutrizione delle popolazioni indigene del Paraguay, che vivono nel territorio del Chaco.

Chaco mapIl Chaco è un territorio del paese ubicato nella zona nord-occidentale; è un territorio semiarido, soggetto a ciclici eventi di siccità e periodiche inondazioni, in base agli impatti indiretti del fenomeno del Niño e della Niña. A parte le condizioni climatiche, il territorio presenta una debole presenza delle istituzioni statali, dai comuni che coprono un territorio vasto fino alle istituzioni centrali, come il Ministero della Sanità e l’Istituto di Nutrizione e Alimentazione che sono troppo centralizzati e con poche risorse budgetarie per rispondere alle necessità delle popolazioni indigene.

La rete di infrastrutture stradali è precaria, con molte delle vie di accesso ai centri dove sono ubicati servizi pubblici sterrate, impraticabili nei periodi di scarse precipitazioni. Quanto ai mezzi pubblici possiamo definitivamente dire che sono un miraggio nelle torride giornate del Chaco.

Chaco foresta in fiammeLe popolazioni indigene vivono in territori comunitari di loro proprietà, dove le risorse naturali che rappresentano il loro modello socio-economico-culturale stanno riducendosi sempre di più per vari effetti, principalmente la siccità e la deforestazione come risposta e adattamento nei loro livelihood nei periodi critici. Dall’essere una società che si alimentava di animali selvatici, pesci e piante silvestri totalmente autonoma, si sta convertendo in una società totalmente dipendente da alimenti provenienti dall’esterno; le famiglie indigene scarsamente praticano l’agricoltura in funzione della generazione di alimenti e i piccoli allevamenti di caprini e ovini non soddisfano le richieste proteiche di una comunità. I loro livelihood sono costituiti principalmente da lavoro salariato con precarie condizioni e retribuzioni; questo lavoro spesso è limitato ad alcune settimane o mesi, tra i quali esistono periodi di disoccupazione e sopravvivenza della famiglia.

La loro alimentazione si basa principalmente sull’accesso ad alimenti comprati da commercianti itineranti; considerate le grandi distanze e l’elevato calore quest’ultimi forniscono principalmente alimenti di alta-bassa deperibilità. La famiglia compra pasta, riso, farina, olio di semi, legumi, zucchero, caramelle, patate fritte, carne in scatola e raramente carne fresca vacuna, frutta e verdura fresca.

Una famiglia indigena basa quindi la sua alimentazione su due fonti: carboidrati, zuccheri e grassi. Il cambio di abitudini nutrizionali è evidente: da una alimentazione e nutrizione basata su fonti proteiche (proteina di animali selvatici, ossia con bassi tenori di grassi) e vitaminiche si è rapidamente trasformata in alimenti che favoriscono un degrado delle loro condizioni fisiche. I risultati sono  l’alto numero di adulti obesi, per eccesso di alimentazione grassa e con carni di bassa qualità (colesterolo) e di bambini denutriti, con in media il 19% di denutrizione cronica registrata in ciascuna comunità.

Chaco maniQuanto all’ingestione di micronutrienti e minerali, elementi chiave per un buon sviluppo neurologico e cerebrale dei bambini, è praticamente nulla: iodio, ferro, zinco e le differenti vitamine sono scarsissimi nell’alimentazione infantile. Un recente studio realizzato in un campione di differenti etnie del Chaco (COOPI, 2013) indica come nella famiglia indigena la diversità alimentare sia ridotta a cereali e tuberi (99%), olii e grassi animali (97%), carne bovina e legumi (84%) e zuccheri (60%). Il punteggio di diversità dietetica, che misura il contributo di apporto proteico-calorico dell’alimentazione, ha ottenuto una media di 4,4 che corrisponde alle 4 categorie di alimenti indicate precedentemente.

Chiaramente le popolazioni indigene non hanno accesso a differenti tipi di alimenti; l’isolamento fisico dato dal territorio, l’assenza di istituzioni che possano aiutare a migliorare le condizioni di salute con programmi di protezione sociale specifici e le scarse opportunità di generare redditi limitano le possibilità di modificare le loro condizioni nutrizionali e dare inizio a un processo di recupero che permetta un adeguato sviluppo delle nuove generazioni indigene.

 

(*) Ing. Agronomo Tropicale, Consulente in Food and Nutrition Security, Sustainable Livelihood, Rural Development

 

 

 

 

 

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Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
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