Minas Gerais Brasile , qualità degli alimenti e agrotossici

Minas panoramaMinas Gerais (Brasile): Qualità degli alimenti e contaminazione chimica – di Teresa Isenburg (*)

Le pagine che seguono sono volte a ragionare attorno al tema della sicurezza degli alimenti lavorati nello Stato di Minas Gerais, analizzando un singolo caso di studio che offre spunti di riflessione che possono essere applicati a parecchie altre realtà. Lo Stato di Minas Gerais è una delle 27 unità federative del Brasile, nella regione geografica del Sud-est, area forte del paese dalla fine del XIX secolo sul piano economico, politico e culturale. Si sviluppa su 586.528 kmq, ospita circa 20 milioni di abitanti. Dal punto di vista morfologico, la maggior parte del suo territorio si colloca negli altopiani Atlantico e Centrale e si distribuisce in ondulata morbida prevalenza fra i 600 e gli 800 m/slm, mitigando il  clima tropicale. Il fotoperiodo è intenso e ampio. Le disponibilità idriche fluviali e legate alle precipitazioni sono di tutto rispetto.

Minas Gerais mapMetà dello  Stato, verso Ovest e Nord-ovest, era caratterizzato dal bioma complesso, anche se apparentemente assai sobrio, del cerrado, la savana con un mando erbaceo basso punteggiato da isolati alberi e arbusti a foglie caduche, mentre i pendii orientali erano coperti dalla Mata Atlantica, bioma del quale solo recentemente è stata riconosciuta la elevata biodiversità.

I verbi al passato indicano che la copertura vegetale è stata profondamente modificata. Questi schematici riferimenti morfologici sono utili per capire le scelte socio-agronomiche applicate in loco. Infatti secondo alcuni studiosi oggi in Brasile, come in diversi altri paesi, è in fase di organizzazione un complesso agroindustriale in cui ampiezza delle distese per consentire latifondi di mercato, disponibilità idrica per garantire una produzione intensiva con pluriraccolti, andamento pianeggiante per una facile applicazione di macchine diventano fattori di localizzazione dominanti per la costruzione dell’hydroagrobusiness a discapito di contadini tradizionali o famigliari. In Brasile il triangolo di esso comprende l’Ovest di San Paolo, l’Est di Mato Grosso do Sul, il Nord-ovest di Paraná, il Triângulo Mineiro e il Sud-ovest di Goiás.

Da quello che ho potuto ricostruire e capire, per quanto riguarda lo Stato di Minas Gerais, e credo che il discorso possa essere esteso all’insieme della Federazione, in campo alimentare o lungo la filiera nel suo complesso non si è in presenza di casi appariscenti di frodi alimentari o di conseguenze gravi di esse sulla salute dei gruppi consistenti di popolazione legate a comportamenti illeciti volontari o omissivi, come si sono verificati spesso a livello internazionale negli ultimi anni. In Minas ho riscontrato un caso specifico di frode nel 2007 nella manipolazione del latte a lunga conservazione con aggiunta di additivi (perossido di idrogeno H2O2 , cioè acqua ossigenata, e idrossido di sodio NaOH, soda caustica) da parte di alcuni produttori consorziati; il liquido così manipolato veniva poi venduto a grandi industrie di trasformazione come la Parmalat, già in difficoltà per il noto crack, e , forse, la Nestlé o industrie del suo potente indotto.

Proprio mentre scrivo (metà aprile 2014) apprendo che di nuovo la Parmalat ha dovuto ritirare dalla distribuzione 300.000 tetrapac con il suo marchio e con quello della sua controllata Líder prodotti nello Stato di San Paolo e contaminati da formol. Ma più interessanti sono le conseguenze preterintenzionali (?) di indirizzi amministrativi e di politica agro-alimentare sulla qualità del cibo che gli umani alla fine della filiera ingeriscono.

Fino alla fine degli anni ’60 l’incidenza del latte e dei derivati lattiero-caseari nel modello alimentare brasiliano è stata assai limitata. Di fatto l’unica porzione della estesa Federazione in cui vi era una certa presenza di mucche da latte e di lavorazione di formaggio era Minas, dove le vicende storiche legate alla fase settecentesca della minerazione aveva incentivato l’immigrazione di sudditi delle metropoli, cioè di Portogallo, l’allevamento di muli per il trasporto dell’oro dall’interno alla costa e, assieme a queste due presenze umane e animali, un certo sviluppo anche di bovini da latte. Tanto è vero che ancora oggi formaggio è praticamente sinonimo di queijo de Minas, un formaggio fresco proveniente da una manipolazione artigianale locale destinata a un mercato regionale. Oggi il settore è colonizzato in buona parte dai grandi gruppi multinazionali, in particolare Danone, Parmalat, Kraft, potenti da tempo nel settore che utilizza anche latte (latticini, bevande a base di latte, cioccolati, budini e imprecisate creme dolci) e recentemente anche da Nestlé, con progressiva espulsione (o acquisto) delle marche nazionali. Anche se bisogna tenere presente che a sua volta il Brasile ha delle potenti multinazionali soprattutto nelle proteine animali (anticamente chiamate carne…).

Minas Gerais quesosNell’ambito del settore regionale e artigianale del formaggio fresco di Minas vi è una nicchia costituita da formaggio stagionato, che in una piccola area collinare dello Stato subisce una specifica fermentazione dovuta a determinati batteri che ne garantiscono la sicurezza sanitaria senza processo industriale: formaggio di latte crudo, di cui la Francia è qualificata produttrice ed esportatrice. Contro questo prodotto di nicchia, ma di possibile diffusione territoriale ampia essendo stagionato, cadono come una mannaia le norme sanitarie figlie della “mania igienista”, come la definiscono alcuni studiosi. Anche in Brasile gli obblighi di pastorizzazione, catena del freddo, obbligo di contenitori di acciaio nel trasporto e nella conservazione a breve del latte, ecc. minano la sopravvivenza di una piccola equilibrata attività artigianale. La giustificazione è appunto la sicurezza alimentare, ma in realtà è una sicurezza interpretata secondo parametri generalisti e astratti.

Oggi in Brasile, e non solo, il problema principale che minaccia la qualità dei cibi è la contaminazione chimica. Il Brasile è il più grande consumatore mondiale di agrotossici: l’unione fra dimensione vasta del paese, importanza del settore di mercato attraverso l’avanzata dell’ hydroagrobusiness che porta con sè una esasperata terziarizzazione, gli enormi interessi economici del settore chimico legato all’agricoltura (metà della chimica fine mondiale, cioè quella farmaceutica, è veterinaria) spingono ad applicare in modo crescente agenti di contrasto agli spazi da coltivare. “Il veleno è sulla tavola” recita il titolo riassuntivo ed esplicito di un documentario del cineasta brasiliano Silvio Tendler: e attraverso internet si può vedere ciò che questo significa.

(*) teresa.isenburg@unimi.it; già docente di Geografia politica ed economica presso il Dipartimento di studi internazionali, giuridici e storico-politico, Università degli Studi, Milano. Una versione ampia dei temi trattati nella presente scheda sono in: La produzione agricola e la sicurezza alimentare nello Stato di Minas Gerais, in La tutela multilivello del diritto alla sicurezza e qualità degli alimenti, a cura di Carola Ricci, Giuffrè, Milano, 2012, p. 161- 183.

San Paolo, 21 aprile 2014

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