Alla ricerca della biodiversità perduta

LupiAlla ricerca della biodiversità perduta: tre indici per valutare un tesoro a cielo aperto in via di estinzione su cui si giocano le strategie del millennio – di Carlo Alberto Rinolfi (*)

Quarantaquattro europei su 100 sanno cosa significa biodiversità, trenta ne hanno solo sentito parlare e ventisei non sanno cosa sia. L’ultima ricerca della Comunità Europea, rileva che gli  inquinamenti ambientali, i disastri provocati dall’uomo, le deforestazioni intensive e cambiamenti climatici sarebbero le cause principali della sua diminuzione. Delfini che si spiaggiano, terre inaridite e foreste distrutte, sono le immagini che più si associano alla perdita di biodiversità. Un problema destinato ad avere più conseguenze sui figli degli intervistati che non su di loro. La convinzione che sia opportuno proteggere la biodiversità è però elevata soprattutto per tre  ragioni che sono nell’ordine : 1) conservare “il benessere e la qualità della vita “, 2) produrre “cibo, carburante e medicine” ; 3) impedire che l’Europa non diventi “economicamente più povera. La conoscenza degli interventi comunitari a difesa della biodiversità è però molto bassa. Il 73% degli intervistati non ha mai sentito parlare del progetto UE “ Natura 2000” e più di sette intervistati su dieci sono d’accordo nell’indicare che l’Unione Europea dovrebbe informare meglio i cittadini circa l’importanza della biodiversità.

Per informare di più e meglio sulla biodiversità si dovrebbe però partire da che cosa s’intende con questa parola che nasce dall’unione di bios (vita) e diversitas (molteplicità) e quindi indica la “molteplicità della vita”.

Anche i lupi la ricercano quando il loro branco invita i soggetti adulti alfa desiderosi di accoppiarsi a percorrere centinaia di chilometri per trovare la loro compagna. L’esigenza di conservare una gerarchia di dominanza interna al branco spinge a formarne di nuovi con soggetti “differenti”e così la specie si può sviluppare su più punti del territorio diventando più forte nel suo insieme. Per i vegetali gli incroci tra differenti avvengono addirittura tra specie . Il grano che usiamo per la pasta nasce circa 5.000 anni fa tra l’alveo del Tigri e dell’Eufrate dall’ibridazione di due graminacee con una pianta erbacea.

Se ci limitiamo però a considerare la biodiversità  in senso stretto come “la varietà degli organismi viventi che abitano il nostro pianetacadiamo in un errore che può esserci fatale. In questo caso non abbiamo  a che fare con una “parte” del sistema separata da noi, ma con una “caratteristica” costitutiva dell’ecosistema in cui viviamo.

Stefano Bocchi ci ricorda che “la biodiversità è l’espressione più esplicita di una strategia di migliore assetto strutturale, ricercata dinamicamente dalla biosfera”. Non è dunque qualcosa a noi esterno che riguarda solo la flora o la fauna. E’ uno dei mattoni fondamentali dell’evoluzione , una configurazione di contesto perseguita con tenacia attraverso una serie infinita d’incroci e relazioni tra organismi geneticamente differenti.

E’ presente in natura e aiuta le creature viventi ad affrontare le avversità e  i cambiamenti ambientali .Con l’arrivo dell’agricoltura gli incroci tra i vegetali e tra gli animali sono stati favoriti e ricercati dagli umani . E’ nata così “una nuova dimensione della biodiversità, che oggi è indicata come agrobiodiversità, termine che si riferisce al risultato dell’interazione tra processi di selezione naturale e azioni dirette e indirette degli agricoltori.”

Col tempo i due tipi di biodiversità – naturale e agro colturale si sono a loro volta inscindibilmente intrecciati per produrre i paesaggi che abitiamo  e la varietà del cibo di cui ci alimentiamo.

Per quale motivo dunque siamo così impegnati a distruggere la biodiversità: uno dei fondamenti della vita su questa terra?

Tutte le forme di biodiversità, dalla versione naturale a quella colturale e alimentare, dovrebbero essere considerate dei valori assoluti da cui dipende la sicurezza e il benessere di ogni società e rientrare nei patrimoni degli Stati. In tutti i casi, la biodiversità ha a che fare con i  beni comuni e dovrebbe essere almeno degna di un’adeguata misurazione e valorizzazione.

Le cose però non sono cosi semplici e molto dipende da come gli Stati la considerano decisiva per il benessere, la ricchezza e la sicurezza delle loro popolazioni. Che lo sia per davvero lo testimonia anche L’atlante globale della nutrizione di Mondohonline che aggrega tutte le nazioni del pianeta proprio in conformità a due fattori: la biodiversità e il livello di sviluppo.

In questo caso sono considerati tutti e tre i tipi di biodiversità, quella generata dall’ambiente,  l’agricolturale e l’alimentare.

Tre modi differenti per valutare un patrimonio naturale e culturale “a cielo aperto “su cui si giocano sempre più i domini geopolitici del prossimo futuro.

Ma per controllare e difendere un simile patrimonio dobbiamo almeno poterlo misurare e lo possiamo fare utilizzando degli indicatori appropriati.

Proprio per affrontare i pericoli legati alla riduzione della biodiversità naturale, la Banca Mondiale, UNDP e UNEP hanno creato il Global Environment Facility (GEF), un organismo che dal 1991 ha attivato 58 miliardi di dollari in co-finanziamento nei paesi in via di sviluppo a sostegno di attività legate alla biodiversità, cambiamenti climatici, le acque territoriali e il degrado del territorio. Per decidere i suoi investimenti quest’organismo internazionale calcola annualmente l’indice di biodiversità (GBI – BIO) “per misurare i potenziali benefici globali che possono essere realizzati dalle attività connesse alla biodiversità in un paese”. Lo fa considerando per ogni paese quattro indicatori: le specie viventi rappresentate, quelle minacciate, le ecoregioni rappresentate e quelle minacciate.

Secondo questo indice, che premia i paesi con dimensioni rilevanti e quindi potenzialmente in grado di generare più “benefici globali”, il massimo potenziale di biodiversità si trova in Brasile (100) seguito a una certa distanza da Stati uniti (94), Australia (87) e Cina (66,6). Il valore del contributo alla biodiversità globale del pianeta che proviene da questi paesi è però messo in discussione dall’inquinamento e dalla trasformazione dell’ambiente legati ai loro processi di sviluppo e urbanizzazione.

A integrazione di questo indicatore , che non dà sufficiente conto di realtà di piccola dimensione ma con elevate diversità, Mondohonline ha calcolato gli altri due già citati, che meglio rappresentano l’intervento dell’uomo con l’agricoltura e la sua cultura alimentare:

 Biodiversità agroalimentareL’indice di biodiversità agroalimentare,  che identifica la varietà e l’equilibrio di ripartizione delle colture di materie prime alimentari per ciascun  paese.Questo indicatore vede il primato della Cina (91) seguita dal Messico (85) e ai suoi livelli inferiori fa corrispondere tutti i paesi  più poveri e con minor sicurezza e sovranità alimentare.

 

Biodiversità alimentareL’indice di biodiversità alimentare, che rappresenta invece la varietà e l’equilibrio degli alimenti che costituiscono la dieta di un popolo.Qui a farla da padrone è il piccolo Giappone (85) subito seguito dalla grande Cina (83).In linea generale si può osservare che ai livelli più elevati di questo indicatore corrispondono le condizioni alimentari meno svantaggiate.

Tutti gli indicatori mettono in luce la buona posizione della Cina che sotto il suo cielo deve nutrire 1,3 miliardi di persone disponendo di un territorio coltivabile pari solo al 15% del totale. Questo Stato affronta i problemi della nutrizione con il suo particolare sistema economico e istituzionale intervenendo direttamente sui processi demografici e sulle disponibilità di terre fertili (interne e esterne). Questi sono del resto due dei problemi con cui quasi tutte le nazioni del pianeta saranno sempre più costrette a confrontarsi.

Ci aspetta dunque una stagione di rinnovato interesse per la sicurezza nutrizionale delle popolazioni, ne dovrebbero trarre giovamento la valorizzazione e il controllo della biodiversità agroalimentare dei territori.

 

(*) Presidente Mondohonline

 

Annunci

Informazioni su Daniela Mainardi

medico vivo e lavoro a Milano
Questa voce è stata pubblicata in nutrizione e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Alla ricerca della biodiversità perduta

  1. Pingback: Per proteggere la biodiversità occorre sapere cos’è

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...